Il futuro del Veneto si gioca tra culle vuote, talenti in fuga e imprese sempre più strutturate. La regione che ha fatto la storia del manifatturiero rischia una drammatica emorragia di manodopera, con 700.000 lavoratori in meno entro il 2045 a causa dell'inverno demografico. Di fronte a questa emergenza, unita alla competizione globale e alla piaga dei contratti pirata, nonché al lavoro nero che ad oggi genera un sommerso di circa 200 miliardi, l'unica risposta possibile è un nuovo patto tra imprese e lavoratori.
Per disegnare questo futuro, Confartigianato Imprese Veneto ha riunito oggi a Treviso esperti e stakeholder nel convegno “Rappresentanza e contrattazione: nuove prospettive per il lavoro di qualità”.
L'obiettivo è chiaro: trasformare la crisi in opportunità, rifondando il ruolo delle associazioni e potenziando la Contrattazione che è lo strumento di rappresentanza delle associazioni e deve diventare capace di rendere le 120.000 imprese artigiane venete magnetiche per i giovani e competitive sui mercati globali.
“Le associazioni di Categoria che possono esercitare la rappresentanza devono avere i numeri, presenza sul territorio e aver attivato processi di democrazia interna – spiega Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – oggi però la rappresentanza deve adeguarsi alla società in trasformazione, deve fondarsi su buone idee, capacità di dialogo e relazioni per intercettare i bisogni delle imprese che innovano e si trasformano”
Il convegno ha cercato risposte concrete ai seguenti interrogativi, fondamentali per il futuro del sistema produttivo veneto:
Come può la contrattazione evolversi per intercettare i nuovi bisogni sociali e culturali e valorizzare la produttività?
Quali strumenti contrattuali possono rendere attrattivo il lavoro nelle piccole imprese rispetto alle grandi aziende e alla gig economy?
Come il welfare contrattuale può diventare una leva di competitività per le micro e piccole imprese?
Uno dei temi centrali emersi è la drammatica carenza di lavoratori che minaccia il Veneto. L'analisi presentata ha evidenziato che la popolazione in età lavorativa (20-64 anni) si ridurrà da 2,8 milioni a 2,1 milioni entro il 2045. Parallelamente, gli over 65 passeranno da 1,2 a 1,65 milioni. "I cambiamenti demografici sono rapidi e intensi. L'automazione e l'Intelligenza Artificiale non potranno supplire totalmente a questa carenza, soprattutto in settori come i servizi alla persona - ha sottolineato il Professor Giampietro Dalla Zuanna - è indispensabile un'azione combinata: frenare l'emorragia di giovani, mitigare le conseguenze dell'invecchiamento e favorire ingressi ordinati di nuovi immigrati, oltre a politiche per la conciliazione famiglia-lavoro che invertano il trend delle nascite."
Nonostante il percepito fenomeno della "disintermediazione", il convegno ha ribadito la centralità delle associazioni di rappresentanza. "I corpi intermedi, lungi dall'aver perso il loro ruolo, hanno saputo ridefinire le ragioni della loro esistenza – ha sottolineato il Professor Paolo Feltrin - la rappresentanza è un'attività complessa che non si limita a 'rispecchiare' ma a 're-interpretare' , il futuro della rappresentanza passa per tre sfide prioritarie: adeguare le tecniche di proselitismo ai giovani imprenditori, ripensare la contrattazione per renderla capace di rispondere alla crescente diversificazione economica e ridefinire l’operatività degli Enti Bilaterali per integrare meglio attività associative e pubbliche (in ambito sanitario e formativo).
Michele Tiraboschi, consigliere esperto del Cnel ha ricordato come esista nella sezione accordi collettivi una batteria di più di 1000 contratti censiti al Cnel che corrispondono a oltre 500 sigle, eppure non c’è una previsione di legge che consente di rifiutare la richiesta di assegnazione di un codice ad un nuovo contratto, dunque non c’è nessuna possibilità di controllo. Eppure, il 97% dei lavoratori è coperto dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative. La bilateralità – ha sottolineato Tiraboschi - è lo strumento storico e unico possibile per sostenere il patto sociale nelle piccole imprese, va sostenuta per evitare logiche nelle quali la rappresentanza finisce per essere esercitata solo sulla base di contratti che rappresentano poche decine di imprese e lavoratori”.
A conclusione dei lavori il Senatore Luca De Carlo, primo firmatario dell’emendamento che delega il Governo a redigere la nuova legge quadro sull’artigianato che farà il suo ultimo passaggio alla Camera a fine mese. “Se una legge quadro ha 40 anni, va adattata ai tempi, perché per sfide diverse abbiamo bisogno di strumenti diversi, che nascono anche dalla partecipazione. In Veneto sono stati firmati 16 contratti collettivi, la contrattazione collettiva fa parte dei processi con cui è cresciuto questo paese”.
Confartigianato Imprese Veneto è pronta a farsi carico di queste sfide ponendo la Contrattazione Collettiva al centro della strategia per garantire la sostenibilità economica e sociale del modello veneto: un modello che, pur con un tasso di sviluppo che vede una diminuzione delle microimprese (0-9 addetti: - 3,2%) a fronte di una crescita delle realtà più strutturate (10-49 addetti: +10,4) dimostra una costante evoluzione della dimensione aziendale. “Rappresentanza e contrattazione sono legati non per sfizio retorico – ha ribadito Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto - da un lato senza capacità rappresentativa nessuna contrattazione è possibile, dall’altro o la contrattazione si trasforma e si alimenta delle novità che la rappresentanza via via testimonia, oppure rischia di essere superata dall’azione autonoma e diretta degli attori che si dovrebbero rappresentare, imprenditori e lavoratori. Questa è la sfida, questo è il nostro compito: su questo bisogna riflettere e studiare per poi prendere le decisioni adeguate”.