Rifiuti: nuovi costi a carico delle aziende per analizzare la classe di pericolosità.

Cosa butto nel cestino? Dal 1° giugno 2015 sono operative le nuove regole per la classificazione dei rifiuti che stanno creando non pochi problemi alle imprese. Sostanzialmente, per effetto dei regolamenti comunitari, sono state apportate alcune modifiche all’elenco dei Codici dei rifiuti e delle classi di pericolosità degli stessi. Le imprese perciò devono verificare se i propri rifiuti necessitano di una nuova classificazione, quindi aggiornare le classi di pericolosità.
“In pratica il rifiuto è sempre lo stesso ma, per il fatto che per legge sono cambiate tali classi di pericolosità, le imprese devono sostenere nuovi costi per individuare quella corretta per il rifiuto prodotto – spiega Marco Marcello – Presidente di Confartigianato Polesine- . É incredibile, come con poche modifiche della normativa comunitaria si sia messo in moto un meccanismo che porterà a una spesa enorme per le imprese. Peraltro siamo convinti che in termini di effettivo corretto smaltimento o recupero dei rifiuti non cambierà nulla rispetto alla situazione precedente al 1° giugno 2015”.
In effetti: ipotizzando che le imprese artigiane della Provincia di Rovigo, soggette all’effettuazione di queste analisi, siano 3.000 (su 7.000), e per ognuna di esse debbano essere effettuate analisi chimiche anche solo per tre rifiuti (per una media di 200 euro a singola analisi), si arriva a un peso complessivo insopportabile.
“Si tratta di una cifra enorme che viene sottratta alle imprese. Tutto questo ci lascia a dir poco perplessi – continua Marcello-. Inoltre, nessun ente si assume la responsabilità di dare indicazioni su quali sono le classi di pericolosità dei singoli rifiuti (neppure i consorzi obbligatori nazionali di recupero – come ad esempio quelli per l’olio minerale e le batterie) quindi alle le imprese non rimane che effettuare in proprio le analisi chimiche.
“A questo – prosegue il Presidente Marcello – si aggiungerà il fatto che, al momento dello smaltimento di questi rifiuti, verrà chiesto alle imprese di aggiornare le analisi chimiche, in quanto vengono “tenute buone” per un anno o due. Siamo d’accordo che dobbiamo gestire correttamente i rifiuti fin dalla loro produzione, ma si deve trovare un sistema per ridurre i costi superflui a carico delle imprese. In questa occasione sarebbe bastato, ad esempio, che la Regione, la Provincia o il Ministero dell’ambiente, avessero sistemato in automatico le classi di pericolosità dei rifiuti. In realtà tutti sostengono che è impossibile e che non si può fare. Ci aspetteremo uno Stato più vicino alle nostre imprese, che le aiuti a stare nel mercato e che sappia limitare i problemi che, come in questo caso, l’Europa ci porta. Invece le cose non migliorano. E questo è un guaio per le imprese, per l’occupazione e per il Paese. Come Confartigianato Polesine, quindi, sulle analisi dei rifiuti lanciamo una proposta: facciamole pure la prima volta ma, se poi non cambia il processo produttivo e la materia prima utilizzata dalla quale viene prodotto il rifiuto, non obblighiamo le imprese a ripeterle. Su questo – conclude Marco Marcello – ci batteremo nei prossimi mesi affinché la Regione, il legislatore, i parlamentari, prendano seriamente in considerazione questa proposta e siano al nostro fianco nel sostenerla ” .

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