DIESEL EURO 5, CONFARTIGIANATO VENETO: “BENE IL RINVIO. ORA UN ANNO PER UNA TRANSIZIONE SOSTENIBILE E SENZA COSTI SCARICATI SULLE IMPRESE”
In Veneto 636 mila veicoli diesel Euro 5, il 16,5% del parco circolante. Le immatricolazioni di auto nuove nel 2025 sono calate del 33,3% rispetto al 2019. Boschetto: “Per gli artigiani il veicolo è uno strumento di lavoro. Il prossimo anno va utilizzato per accompagnare il rinnovo del parco”
Confartigianato Imprese Veneto esprime soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto della norma che rinvia di un anno il blocco dei veicoli diesel Euro 5, previsto dal 1° ottobre nei maggiori centri urbani della regione.
In Veneto, secondo i dati Aci, a fine 2025 erano ancora 636 mila i veicoli diesel Euro 5 circolanti, pari al 16,5% del parco complessivo. Al tempo stesso, la diffusione delle auto ibride ed elettriche è in crescita: tra il 2021 e il 2025 si è passati da 3.402 a 9.993 auto ogni 100 mila veicoli circolanti.
Il rinnovo del parco, tuttavia, procede a una velocità ancora contenuta. Nel 2025 le immatricolazioni di autovetture nuove sono state inferiori del 20,5% rispetto al 2019, con cali particolarmente marcati in Veneto (-33,3%), Friuli Venezia Giulia (-38,2%) e Valle d’Aosta (-50,8%).
Per Confartigianato si tratta quindi di una decisione che evita nell’immediato un impatto rilevante su famiglie, lavoratori e imprese e consente di utilizzare il prossimo anno per accompagnare il rinnovo del parco circolante con misure più efficaci e sostenibili.
«Accogliamo con soddisfazione il rinvio deciso dal Consiglio regionale – dichiara Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – perché evita che una transizione necessaria venga trasformata in un costo immediato e indiscriminato per cittadini e imprese. Per un artigiano, soprattutto quando parliamo di un veicolo commerciale, il mezzo non è un bene accessorio: è uno strumento di lavoro. Sostituirlo richiede un investimento importante e non sempre può essere fatto nei tempi imposti da una norma».
Il tema riguarda inoltre un'intera filiera economica. In Veneto la filiera dell’auto conta oltre 37 mila addetti tra produzione, distribuzione e riparazione. Nella regione sono 218 le imprese coinvolte nella fabbricazione di autoveicoli e componentistica, mentre il comparto dell’autoriparazione conta 6.808 imprese, di cui l’82,9% artigiane.
Il tema del rinnovo si inserisce in un mercato dell’auto ancora in profonda trasformazione. Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto, nei primi cinque mesi del 2026 le auto elettriche a batteria hanno rappresentato circa l’8,2% delle nuove immatricolazioni in Italia, in crescita rispetto al 6,2% del 2025, ma ancora al di sotto del 21,4% del benchmark europeo.
«Questi numeri raccontano una transizione che sta procedendo, ma che in Italia ha ancora una velocità diversa rispetto al resto d’Europa – prosegue Boschetto –. Servono condizioni economiche che rendano possibile la sostituzione dei veicoli e, soprattutto per le piccole imprese, incentivi adeguati».
Negli ultimi quattro anni, dal 2022 al 2025, le immatricolazioni sono state inoltre mediamente inferiori di circa 414 mila unità all’anno, pari al 21,7%, rispetto alla media del periodo 2016-2019, precedente all’avvio del Green Deal. Un andamento che evidenzia le difficoltà incontrate dal mercato nel ricambio del parco circolante.
Per Confartigianato, dunque, il rinvio di un anno deve essere considerato un tempo da utilizzare per costruire una strategia di rinnovo graduale, evitando di concentrare l’intero costo della transizione su chi oggi possiede un veicolo Euro 5.
Particolarmente rilevante è il tema dei veicoli commerciali diesel Euro 5, utilizzati quotidianamente dalle imprese artigiane per raggiungere cantieri, clienti e sedi di intervento. La normativa regionale riguarda infatti anche i veicoli commerciali delle categorie N1, N2 e N3. Per le imprese, la sostituzione di un furgone comporta un investimento significativamente diverso rispetto alla sostituzione di un’autovettura privata.
«Per questo chiediamo che nel prossimo anno si rafforzino gli incentivi destinati specificamente alle imprese – aggiunge Boschetto –. Il sostegno deve riguardare non solo l’acquisto, ma anche il noleggio e il leasing, perché sono formule che possono rendere più accessibile il rinnovo del parco ai bilanci delle micro e piccole imprese. Da notare – conclude Boschetto – che il quadro che si sta delineando nel Bacino Padano dimostra quanto sia difficile parlare oggi di una strategia davvero condivisa: se l’obiettivo è comune, anche le politiche devono trovare un maggiore coordinamento».
Ma la transizione riguarda anche chi quei veicoli li mantiene e li ripara.
«La classe Euro indica la tecnologia con cui un veicolo è stato omologato, ma non racconta da sola quanto quel mezzo stia effettivamente emettendo dopo molti anni di utilizzo – spiega Massimo Ruffa, presidente di Confartigianato Imprese Autoriparazione Veneto –. Manutenzione ed efficienza dei sistemi antinquinamento sono determinanti».
Un veicolo diesel dotato di filtro antiparticolato, catalizzatore, sistema EGR, iniettori e sensori correttamente funzionanti può avere emissioni molto diverse da un mezzo con componenti deteriorati o manomessi. Secondo studi tecnici di TNO, un filtro antiparticolato correttamente funzionante può abbattere il particolato diesel fino al 95-99%.
«La manutenzione non trasforma un Euro 5 in un Euro 6 – precisa Ruffa – ma permette di mantenere efficienti i sistemi antinquinamento e di evitare che un veicolo diventi un grande emettitore a causa di guasti o manomissioni. Per questo chiediamo di affiancare alle limitazioni controlli più moderni sulle emissioni effettive, incentivi alla diagnosi e alla riparazione e verifiche severe contro la rimozione dei dispositivi antinquinamento».
Anche la manutenzione, inoltre, ha un peso crescente sui costi della mobilità: a luglio 2026 i prezzi al consumo per la manutenzione e riparazione dei mezzi privati sono aumentati del 3,3%.
Le officine sono chiamate, nel frattempo, ad affrontare una trasformazione tecnologica sempre più rapida. In Veneto sono 6.808 le imprese di autoriparazione, con nuove esigenze legate alla diagnostica, ai veicoli elettrici e alle tecnologie di ultima generazione. Nel 2025 erano previste circa 4.130 entrate di autoriparatori e per quasi 1.900 di queste erano richieste competenze digitali, a conferma di come la transizione tecnologica stia già modificando il lavoro nelle officine.
«Anche le officine devono essere accompagnate nella transizione – conclude Ruffa –. Occorrono investimenti in formazione, strumentazione e competenze. La transizione non può essere soltanto una questione di sostituzione dei veicoli: deve coinvolgere tutta la filiera della mobilità».
Confartigianato considera quindi il rinvio del blocco un’opportunità per passare, nel prossimo anno, da una logica fondata esclusivamente sulla classe Euro a una strategia più articolata, che tenga insieme qualità dell’aria, rinnovo del parco, manutenzione, sostenibilità economica e competitività delle imprese.
«Il Veneto ha ottenuto un anno in più – conclude Boschetto –. Utilizziamolo bene: per ridurre davvero le emissioni, sostenere chi deve cambiare mezzo e accompagnare le imprese nella transizione. L’ambiente si tutela con politiche efficaci e sostenibili, non scaricando il costo della transizione su chi ogni giorno utilizza un veicolo per lavorare».