ORO, IL VENETO BRILLA SUI MERCATI MA IL CARO-MATERIA PRIMA METTE SOTTO PRESSIONE LA FILIERA

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Nel 2025 l’export orafo veneto raggiunge 3,06 miliardi di euro. Nel primo trimestre 2026 già 739,4 milioni. In regione 1.160 imprese e oltre 6 mila addetti. Ma il prezzo dell’oro cresce del 39,1% nei primi otto mesi del 2026 e i prezzi alla produzione del
ORO, IL VENETO BRILLA SUI MERCATI MA IL CARO-MATERIA PRIMA METTE SOTTO PRESSIONE LA FILIERA

ORO, IL VENETO BRILLA SUI MERCATI MA IL CARO-MATERIA PRIMA METTE SOTTO PRESSIONE LA FILIERA

Nel 2025 l’export orafo veneto raggiunge 3,06 miliardi di euro. Nel primo trimestre 2026 già 739,4 milioni. In regione 1.160 imprese e oltre 6 mila addetti. Ma il prezzo dell’oro cresce del 39,1% nei primi otto mesi del 2026 e i prezzi alla produzione del comparto del 28,5%. Marangon: «Il valore del Made in Italy resta forte, ora servono condizioni per proteggere imprese, competenze e occupazione»

 

L’oro veneto continua a brillare sui mercati internazionali, ma dietro la crescita dei valori esportati si fa sempre più evidente la pressione esercitata dall’aumento del costo della materia prima e dei prezzi alla produzione. È la fotografia, a pochi giorni dall’avvio della nuova edizione di VicenzaOro,  di un comparto che in Veneto conta circa 1.160 imprese e oltre 6 mila addetti e che nel 2025 ha raggiunto 3 miliardi e 61 milioni di euro di esportazioni, mentre nei primi tre mesi del 2026 ha già messo a segno 739,4 milioni di euro di export. Un risultato che conferma la forza internazionale della filiera orafa veneta, ma che va letto alla luce della profonda trasformazione del mercato.

“I prodotti orafi sono infatti particolarmente esposti alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e, negli ultimi anni, a queste dinamiche si sono aggiunte l’aumento dei costi energetici e l’instabilità geopolitica,  che incidono sugli scambi commerciali e sulle catene di fornitura – commenta Piero Marangon, Presidente del sistema Oreficerie a Gioielleria di Confartigianato Imprese Veneto e Vicenza  - per chi lavora l’oro quello che sui mercati finanziari viene considerato un bene rifugio diventa una materia prima dal costo sempre più elevato, le imprese orafe devono quindi assorbire una parte importante di questa volatilità”.

I dati: nei primi cinque mesi del 2026 i prezzi alla produzione del settore orafo sono cresciuti del 28,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nei primi 8 mesi del 2026 il prezzo dell'oro è aumentato del 39,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo ad agosto, nella media dei primi 23 giorni del mese, 121,07 euro al grammo.”

Il dato dell’export conferma comunque la straordinaria vocazione internazionale del comparto, ma per imprese così fortemente orientate all’estero, la geografia dei mercati diventa un fattore sempre più strategico.

Il caso vicentino, principale polo orafo regionale (2,6 miliardi di export di prodotti orafi solo nel 2025), offre un indicatore significativo. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza, nel primo trimestre 2026 l’export del distretto è rimasto sostanzialmente stabile (+0,1%), ma con una forte ricomposizione geografica: +25,3% verso l’Unione europea e -6,8% verso i mercati extra Ue. Sui principali mercati extra UE ha evidenziato il crollo dell’export verso gli Emirati arabi uniti con -38,6% rispetto al I trimestre 2025.

Importante anche il fronte del lavoro fotografato dall’Ufficio Studi su dati Veneto Lavoro: nel primo trimestre 2026, il saldo occupazionale nel settore orafo è stato negativo per 90 unità, rispetto al saldo positivo di 10 unità registrato nello stesso periodo del 2025. Nel 2025 le assunzioni erano state 530 a fronte di 625 cessazioni.

“La complessa fase congiunturale del comparto è stata recentemente oggetto dell’incontro tra Confartigianato, e le altre sigle di rappresentanza imprenditoriale, con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha avviato a luglio un Gruppo di Lavoro Tecnico dedicato all’oreficeria . ricorda Marangon -  in quell’occasione abbiamo chiesto proprio l’adozione di misure straordinarie a tutela dell’occupazione e della continuità produttiva delle imprese, ma anche strumenti di sostegno al lavoro e ai lavoratori, per evitare di perdere competenze altamente specializzate, oltre che interventi mirati per agevolare l’accesso al credito. Il mercato – conclude Marangon - è cambiato e potrebbe cambiare domani, possiamo mettere in campo tutte le strategie utili, creatività, innovazione, unicità di prodotto e lavorazioni, ma se poi o costi continuano a salire i risultati saranno ben poco apprezzabili”.