IA, SOLO UNA MICROIMPRESA SU DIECI È PRONTA. IN VENETO MANCANO 26 MILA TECNICI CON COMPETENZE DIGITALI, CONFARTIGIANATO: «LA LEGGE DI BILANCIO INVESTA SUL DIGITALE»

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Solo una microimpresa su dieci utilizza l’intelligenza artificiale. Il 59% delle assunzioni ICT nel Nord-Est è di difficile reperimento. Confartigianato Imprese Veneto: «Il Veneto non è fermo; c'è un comparto digitale che cresce, ma dobbiamo portare quest
IA, SOLO UNA MICROIMPRESA SU DIECI È PRONTA. IN VENETO MANCANO 26 MILA TECNICI CON COMPETENZE DIGITALI, CONFARTIGIANATO: «LA LEGGE DI BILANCIO INVESTA SUL DIGITALE»

IA, SOLO UNA MICROIMPRESA SU DIECI È PRONTA. IN VENETO MANCANO 26 MILA TECNICI CON COMPETENZE DIGITALI, CONFARTIGIANATO: «LA LEGGE DI BILANCIO INVESTA SUL DIGITALE»

Solo una microimpresa su dieci utilizza l’intelligenza artificiale. Il 59% delle assunzioni ICT nel Nord-Est è di difficile reperimento. Confartigianato Imprese Veneto: «Il Veneto non è fermo; c'è un comparto digitale che cresce, ma dobbiamo portare questa capacità di innovazione dentro tutto il tessuto delle piccole imprese. Servono investimenti e competenze: con “Investo Digitale” possiamo attivare oltre 7 miliardi di euro».

 

L’intelligenza artificiale entra nelle imprese, ma rischia di farlo a due velocità. Solo il 9,9% delle microimprese italiane utilizza l’IA, contro il 47,5% delle imprese con oltre 500 dipendenti. E il divario non riguarda soltanto l’adozione della tecnologia: nel 2025 solo il 43,8% delle microimprese aveva avviato un percorso strutturato di trasformazione digitale, capace di accompagnare gli investimenti tecnologici con un’evoluzione dell’organizzazione aziendale, contro oltre il 79% delle imprese con almeno 50 addetti.

Un divario che riguarda la parte più ampia del sistema produttivo italiano: secondo gli ultimi dati disponibili Istat, riferiti al 2024, le microimprese con meno di 10 addetti rappresentano il 94,7% delle imprese attive in Italia.

«La questione oggi non è se le piccole imprese debbano investire nell’intelligenza artificiale, ma come metterle nelle condizioni di farlo – osserva Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto –. Per una microimpresa artigiana innovare non significa semplicemente acquistare un nuovo software: significa ripensare l’organizzazione del lavoro, formare le persone e acquisire competenze che spesso oggi non si trovano sul mercato. La vera sfida è fare in modo che la tecnologia incontri le competenze e diventi produttività.»

La difficoltà di reperire professionalità adeguate rischia infatti di frenare la transizione. Nel Nord-Est il 59% delle assunzioni previste nelle professioni ICT risulta di difficile reperimento, mentre il Veneto è la seconda regione italiana per incidenza delle assunzioni di giovani under 30 nelle quali sono richieste competenze digitali avanzate, pari al 34,7% delle entrate programmate.

Il problema, però, non riguarda soltanto le professioni ICT in senso stretto. Nel 2025 le imprese italiane hanno richiesto 621.180 lavoratori con un’elevata capacità di applicare tecnologie digitali avanzate e per 315.560 di questi profili, pari al 50,8%, la ricerca è risultata difficile. La rilevazione di Confartigianato considera le competenze necessarie per l’utilizzo e l’integrazione nei processi aziendali di intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.

In Veneto le difficoltà di reperimento interessano circa 26 mila lavoratori con queste competenze. Il problema emerge con particolare evidenza anche a livello provinciale: a Padova e Verona mancano complessivamente oltre 5 mila figure, mentre sono circa 4.780 a Venezia e 4.270 a Vicenza.

«L’economia digitale continua a rappresentare uno dei pochi comparti in crescita – sottolinea Fabio Cerisara, Presidente del comparto ICT di Confartigianato Imprese Veneto –. Nell’ultimo anno in Veneto le imprese digitali sono aumentate del 6,4%, in controtendenza rispetto alla flessione dell’artigianato nel suo complesso. La nostra esperienza ci dice che il vero ostacolo non è acquistare una tecnologia, ma integrarla nei processi aziendali. È su questo terreno che le micro e piccole imprese hanno bisogno di accompagnamento, competenze e consulenza qualificata».

La sfida diventa ancora più concreta con la nuova fase di applicazione dell’AI Act. Dal 2 agosto 2026 sono applicabili gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, che interessano, tra gli altri, determinati contenuti generati o manipolati attraverso sistemi di IA.

Le nuove disposizioni riguardano direttamente anche fotografi, grafici, professionisti della comunicazione e imprese che producono contenuti digitali. Per accompagnare le categorie nella loro applicazione, la Federazione Comunicazione di Confartigianato ha diffuso una prima informativa con le indicazioni operative essenziali e uno schema riassuntivo degli obblighi previsti dalla normativa.

«L’intelligenza artificiale non è soltanto una tecnologia da adottare, ma anche un nuovo terreno di regole con cui imprese e professionisti devono confrontarsi – spiega Cerisara –per questo è fondamentale che alla regolazione si affianchi un’azione di accompagnamento, soprattutto per le realtà più piccole».

È proprio per sostenere questa capacità di innovazione che Confartigianato rilancia “Investo Digitale”, la proposta avanzata insieme alle principali organizzazioni datoriali e presentata alle forze politiche in vista della prossima Legge di Bilancio.

La misura prevede un incentivo semplice e di durata triennale per sostenere gli investimenti digitali immateriali di micro, piccole e medie imprese, studi professionali ed enti del Terzo settore. È rivolta alle imprese tra 2 e 99 addetti, con un’intensità di aiuto maggiore per le realtà più piccole e una premialità per le soluzioni sviluppate nell’Unione europea.

Secondo le stime di Confartigianato, potrebbe coinvolgere circa 578 mila imprese e attivare oltre 7 miliardi di euro di investimenti.

«La transizione digitale non può essere pensata con una misura uguale per tutti – sottolinea Boschetto –. Una grande impresa dispone di strutture, personale e risorse dedicate all’innovazione; una microimpresa spesso deve affrontare tutto questo con l’imprenditore e pochi collaboratori. Servono strumenti proporzionati alla dimensione aziendale, semplici da utilizzare e capaci di accompagnare l’investimento tecnologico con formazione e consulenza.»

Per capire quanto l’innovazione sia effettivamente entrata nei processi produttivi, Confartigianato Imprese Veneto ha inoltre avviato una survey nei comparti del legno-arredo, della moda e della meccanica, con l’obiettivo di misurare il livello di utilizzo delle tecnologie avanzate, individuare i fabbisogni e comprendere gli ostacoli all’adozione dell’innovazione.

I risultati saranno condivisi con l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, con il quale è aperto un confronto sui temi della competitività delle imprese.

«L’innovazione non si costruisce soltanto con incentivi economici – conclude Boschetto –. Servono politiche capaci di accompagnare le imprese nel cambiamento e rafforzare le competenze, mettendo in rete università, ITS, centri di ricerca e sistema produttivo. Non dobbiamo chiedere alle microimprese di diventare grandi per poter innovare: dobbiamo metterle nelle condizioni di utilizzare l’innovazione per diventare più produttive e competitive.»