PENSIONI, ANAP VENETO: “AUMENTI IRRISORI E TASSE TRA LE PIÙ ALTE D’EUROPA. COSÌ SI PERDE POTERE D’ACQUISTO”

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A maggio assegni in pagamento dal giorno 4: “Non è il calendario il problema, ma pensioni troppo basse e troppo tassate, pensioni che non garantiscono più una vita dignitosa, soprattutto in un contesto in cui bollette e costi di mobilità continuano a cres
PENSIONI, ANAP VENETO: “AUMENTI IRRISORI E TASSE TRA LE PIÙ ALTE D’EUROPA. COSÌ SI PERDE POTERE D’ACQUISTO”

PENSIONI, ANAP VENETO: “AUMENTI IRRISORI E TASSE TRA LE PIÙ ALTE D’EUROPA. COSÌ SI PERDE POTERE D’ACQUISTO”

A maggio assegni in pagamento dal giorno 4, Anap Confartigianato Imprese Veneto denuncia:  “Tra rincari energetici e tasse tra le più alte d’Europa, il potere d’acquisto dei pensionati continua a crollare”

 

Il pagamento delle pensioni di maggio, che slitterà al giorno 4 per effetto del calendario bancabile, riaccende l’attenzione su un tema che per ANAP Confartigianato Imprese Veneto è ben più strutturale: non sono le date il vero problema, ma il valore degli assegni e il peso della tassazione. “Il rinvio di qualche giorno può creare disagi, ma non è questo il nodo centrale – chiarisce il presidente ANAP Veneto Severino Pellizzari – il punto è che le pensioni degli artigiani restano troppo basse e sempre più erose dall’inflazione e dal fisco. Secondo le stime nei prossimi mesi le famiglie dovranno affrontare aumenti tra i 350 e i 600 euro l’anno per energia e utenze. Gli aumenti in bolletta rischiano di assorbire 20 volte l’aumento medio delle pensioni.

Secondo i dati dell’Osservatorio INPS sulle pensioni vigenti al 1° gennaio 2026, in Veneto i pensionati artigiani percepiscono in media 1.286,17 euro al mese, che salgono a 1.476 euro considerando anche reversibilità e invalidità. Un livello già inferiore rispetto ad altre regioni del Nord come Lombardia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.

A pesare è anche l’adeguamento 2026, fermo all’1,4% sulla base dell’indice ISTAT: per un pensionato artigiano veneto significa un aumento medio di circa 18 euro al mese, portando l’assegno poco sopra i 1.300 euro. “Parliamo di cifre che faticano a tenere il passo con l’inflazione e con il costo della vita – evidenzia Pellizzari – soprattutto in una fase come quella attuale, in cui si registrano nuovi aumenti dei costi dell’energia e dei carburanti. Voci di spesa incomprimibili, che incidono direttamente sui bilanci familiari e rendono ancora più evidente quanto un adeguamento di pochi euro al mese sia del tutto sproporzionato rispetto alla realtà”

Il problema, però, viene da lontano. Dal 2009 al 2025, una pensione lorda di 1.200 euro ha perso circa 70 euro al mese di potere d’acquisto, pari a quasi 900 euro l’anno. Un’erosione dovuta in gran parte all’effetto combinato di inflazione e prelievo fiscale, che ha finito per neutralizzare anche gli interventi di riforma fiscale introdotti nel tempo. Una dinamica che penalizza in particolare le pensioni basse e medio-alte, spesso rivalutate solo parzialmente rispetto all’aumento dei prezzi.

Ma a comprimere ulteriormente il potere d’acquisto interviene la tassazione. L’Italia si conferma tra i Paesi europei con il più alto prelievo fiscale sulle pensioni: su un assegno medio di circa 1.500 euro, il carico può arrivare fino a 300-600 euro mensili, risultando fino al 30% superiore rispetto alla media europea. In Germania, Francia e Spagna, le aliquote risultano sensibilmente più basse.

Una dinamica che, secondo ANAP Veneto, rischia di ampliare le disuguaglianze territoriali e sociali. “Chi ha lavorato una vita nell’artigianato – sottolinea Pellizzari – oggi si trova con un potere d’acquisto sempre più ridotto. Non è solo una questione previdenziale, ma un tema di equità e di tenuta sociale”.

Di fronte a questa situazione, ANAP Veneto rilancia anche alcune proposte condivise a livello nazionale dal CUPLA per sostenere concretamente il reddito dei pensionati. Tra queste, l’adozione dell’indice IPCA (Indice armonizzato dei prezzi al consumo a livello europeo) in sostituzione dell’attuale FOI, così da garantire una rivalutazione più aderente alla reale dinamica dei prezzi e quindi una tutela più efficace dall’inflazione.

Un’altra misura ritenuta prioritaria è l’introduzione di un bonus IRPEF per i pensionati, pari a 960 euro annui (80 euro al mese), destinato a chi percepisce redditi da pensione compresi tra 7.800 e 15.000 euro. Un intervento che potrebbe interessare circa 3,6 milioni di pensionati e offrire un sostegno concreto soprattutto alle fasce medio-basse.

“Il rischio – conclude Pellizzari – è che si continui a discutere di aspetti formali, come le date di pagamento, senza affrontare il vero problema: pensioni che non garantiscono più una vita dignitosa, soprattutto in un contesto in cui bollette e costi di mobilità continuano a crescere. E su questo serve un cambio di passo deciso”.