CALZATURE, IL VENETO MANTIENE IL PRIMATO CON 5 PROVINCE NELLA TOP 10, MA PESA IL CALO DEL 7,4%

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Confartigianato Imprese Veneto: oltre 2,5 miliardi di export, Treviso terza in Italia. Settore solido ma sotto pressione: occupazione e filiera da tutelare. Pizzocaro: “subito una Cassa Moda, stiamo lavorando con l’Università su nuovi modelli di business:
CALZATURE, IL VENETO MANTIENE IL PRIMATO CON 5 PROVINCE NELLA TOP 10, MA PESA IL CALO DEL 7,4%

CALZATURE, IL VENETO MANTIENE IL PRIMATO CON 5 PROVINCE NELLA TOP 10, MA PESA IL CALO DEL 7,4%


Confartigianato Imprese Veneto: oltre 2,5 miliardi di export, Treviso terza in Italia. Settore solido ma sotto pressione: occupazione e filiera da tutelare. Pizzocaro: “subito una Cassa Moda, stiamo lavorando con l’Università su nuovi modelli di business: l’evoluzione non è più rinviabile.”

 

Il Veneto si conferma locomotiva del made in Italy calzaturiero sui mercati internazionali con un export che supera i 2,5 miliardi di euro. Sono cinque le province venete nella top 10 nazionale e sei nelle prime venti, secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati 2025.

In testa Treviso, terza in Italia con 988 milioni di euro, seguita da Venezia (660 milioni). Completano la presenza veneta nella top ten Verona (310 milioni), Vicenza (290 milioni) e Padova (260 milioni). Tra i principali mercati di sbocco del Veneto si confermano Francia (34%), Germania (11%), Spagna (6%), Stati Uniti (5,1%) e Polonia (4,7%).

Un primato che si accompagna a un’elevata specializzazione occupazionale: in Veneto il comparto rappresenta lo 0,77% dell’occupazione totale (contro lo 0,39% nazionale), con Treviso all’1,51%.

Ma dietro la tenuta dell’export si nasconde una fase critica: nel 2025 le esportazioni calzaturiere venete calano del -7,4% (-6% UE, -11,7% extra UE), mentre la produzione nazionale segna -6,9% e un crollo del -39,1% rispetto al 2019. A ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche: il Medio Oriente, mercato da 44 milioni per il Veneto (-11,4%) e oltre 590 milioni a livello nazionale, mostra segnali di forte instabilità.

“Il settore tiene sui mercati internazionali, ma le imprese stanno esaurendo gli strumenti per reggere questa fase – afferma la Presidente del Sistema Moda di Confartigianato Imprese Veneto, Katia Pizzocaro – il punto più critico oggi sono gli ammortizzatori sociali: serve uno strumento straordinario, una vera e propria Cassa Moda, per evitare chiusure e perdita di competenze. Ma accanto agli interventi emergenziali serve una riflessione più ampia: il modello di business con cui il prodotto arriva al mercato va ripensato. La globalizzazione ha ampliato enormemente l’offerta, rendendo accessibili milioni di prodotti, mentre i comportamenti d’acquisto – soprattutto nella moda – sono cambiati radicalmente, con un impatto diretto anche sulla rete distributiva tradizionale. Dobbiamo fare i conti con questa trasformazione e costruire nuove modalità di relazione tra produzione e mercato. Come Veneto stiamo lavorando a un progetto sperimentale con l’Università proprio in questa direzione, per accompagnare le imprese in un’evoluzione che non è più rinviabile”.

Una richiesta che nasce da un contesto di forte pressione: domanda debole, costi elevati, tensioni geopolitiche e nuove barriere commerciali, come i dazi USA che nella seconda parte del 2025 hanno frenato le vendite : dopo un +6% nei primi sette mesi, l’export verso gli USA è calato del -1,9% nella seconda parte dell’anno. Sul fronte interno, i consumi restano deboli: la spesa delle famiglie per calzature si attesta a 10,1 miliardi di euro nel 2024, con un timido recupero nel 2025 (+1,8% per vestiario e calzature), ma vendite al dettaglio ancora in calo (-1,9%).

Le difficoltà colpiscono in particolare le fasi a monte della filiera — taglio, preparazione, assemblaggio — che rappresentano il cuore produttivo del distretto e oggi risultano le più esposte alla crisi.

Per questo Confartigianato chiede strumenti di accesso al credito per le imprese della filiera e incentivi al “local content” per valorizzare chi utilizza materie prime italiane . ”Difendere queste lavorazioni – sottolinea Pizzocaro – significa difendere l’identità stessa del prodotto e la qualità del made in Italy, così come agire con politiche di contrasto dell’ultra fast fashion – continua Pizzocaro - non attraverso tassazioni facilmente aggirabili, ma applicando agli importatori gli stessi standard di sostenibilità ambientale e salubrità imposti alle produzioni italiane: ci diamo regole di sostenibilità e poi facciamo entrare di tutto” - chiosa Pizzocaro.

Nonostante le difficoltà, il comparto resta centrale per l’economia: in Italia conta 7.769 imprese, 69.855 addetti e un fatturato di 12,7 miliardi di euro. L’artigianato rappresenta il 45,5% delle imprese e occupa quasi un lavoratore su quattro. In Veneto se nel comparto moda sono attive 4.340 artigiane (oltre il 17% del Made in Veneto) , il solo settore della calzatura ne conta 572.

Il Veneto, insieme agli altri distretti, continua a essere uno dei pilastri di questa filiera, ma la fase attuale richiede interventi urgenti per evitare un ridimensionamento strutturale.