PMI VENETE. SI ACCORCIA L'ORIZZONTE DELLE DECISIONI D'IMPRESA: “COLPA DI INCERTEZZA E PASSAGGIO GENERAZIONALE MANCATO”
Le piccole imprese venete accorciano l'orizzonte degli investimenti. È quanto emerge dall'analisi di Confartigianato Imprese Veneto che incrocia i dati del rapporto Bankitalia con quelli sul ricambio generazionale dell'artigianato. Boschetto: “il rischio è che risorse disponibili e capacità imprenditoriale rimangano in attesa, invece di trasformarsi in nuovi investimenti, innovazione e crescita".
L'orizzonte temporale delle decisioni d'impresa si è accorciato: non si rinuncia agli investimenti perché mancano le opportunità, ma perché diminuisce il tempo entro cui gli imprenditori ritengono realistico recuperare il capitale investito. È questa la chiave di lettura con cui Confartigianato Imprese Veneto interpreta i dati economici più recenti, incrociando le evidenze emerse dal Rapporto di Banca d'Italia sull'economia del Veneto con quelle sul ricambio generazionale delle imprese.
A marzo 2026 il credito bancario al sistema produttivo veneto registra una flessione dell'1,8% rispetto all'anno precedente, ma per le piccole imprese il calo raggiunge il 5,5%, evidenziando una difficoltà molto più marcata ad accedere o a ricorrere al credito.
Accanto alla contrazione dei finanziamenti cresce invece la liquidità detenuta nei conti correnti: i depositi bancari sono aumentati dell'1,6% nel corso del 2025. “L'aumento della liquidità nei conti correnti non rappresenta necessariamente capacità di investimento – rileva Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto - sempre più spesso è una riserva precauzionale, le imprese accumulano risorse non per prepararsi a crescere, ma per difendersi dall'incertezza”.
A scoraggiare gli investimenti contribuisce anche il costo del credito. Se i finanziamenti destinati agli investimenti di medio-lungo periodo presentano condizioni sostanzialmente uniformi, con un TAEG intorno al 4%, il quadro cambia radicalmente quando le imprese hanno bisogno di liquidità per la gestione corrente. In questo caso le piccole imprese sostengono un tasso medio del 7,64%, contro il 4,52% applicato alle imprese di maggiori dimensioni. Un differenziale che rende più oneroso finanziare l'attività quotidiana e spinge molte aziende a utilizzare risorse proprie anziché ricorrere al credito.
“Il fattore che più di ogni altro sta modificando la propensione agli investimenti è di natura strutturale – continua Boschetto - i dati dell’Ufficio Studi ci dicono che in Veneto oltre un imprenditore artigiano su quattro (27%) ha più di 60 anni. Ancora, al 2015 gli imprenditori ultrasessantenni sono aumentati del 36,4%, mentre il ricambio generazionale continua a procedere con estrema lentezza: negli ultimi sei anni ha interessato appena l'11,6% delle imprese artigiane e le prospettive future indicano che solo l'8,5% delle aziende sarà coinvolto in un passaggio d'impresa. Questi dati impongono una riflessione: quando manca una prospettiva di continuità aziendale, diventa inevitabilmente più difficile programmare investimenti destinati a produrre risultati nell'arco di dieci o quindici anni”.
Su questo scenario pesa anche il contesto internazionale. Per il biennio 2026-2027 il rischio geopolitico continuerà a incidere pesantemente sull'attività delle imprese industriali venete: secondo l'indagine di Banca d'Italia, per sei imprese su dieci (60%) l'impatto sarà significativo. Una preoccupazione che trova già riscontro nei dati sull'export elaborati dall'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto: nel primo trimestre 2026 le esportazioni dirette verso il Medio Oriente sono diminuite del 26,3%, con un crollo del 39,9% negli Emirati Arabi Uniti. Segnali di rallentamento si registrano anche verso la Turchia (-9,4%) e il Messico (-21,6%), due mercati strategici per molte produzioni manifatturiere venete.
Per Confartigianato Imprese Veneto il rischio è quello di un progressivo "cortocircuito" degli investimenti. Le micro e piccole imprese rappresentano infatti la struttura portante delle filiere produttive regionali e devono investire in innovazione, digitalizzazione, sostenibilità e competenze per creare un nuovo modello di manifattura e alzare il livello di competitività: “se gli investimenti vengono rinviati o ridimensionati, non si indeboliscono soltanto le singole imprese, ma l'intero ecosistema produttivo del Veneto – conclude Boschetto – la vera sfida oggi non è soltanto facilitare l'accesso al credito, ma è restituire alle imprese un orizzonte sufficientemente stabile da rendere conveniente investire”.