Artigianato. Valore del lavoro, contrattazione, bilateralità, sviluppo, maggiore efficienza, salute e sicurezza

Sottotitolo
Intervista al Presidente Roberto Boschetto in vista della ripresa dopo la pausa estiva
Artigianato. Valore del lavoro, contrattazione, bilateralità, sviluppo, maggiore efficienza, salute e sicurezza

Il modello di relazioni sindacali e della bilateralità nell’artigianato costituiscono una buona pratica non solo a livello nazionale, ma anche in europa. Pone al centro la qualità del lavoro, lo sviluppo delle imprese e dei territori e la tutela delle persone. La contrattazione, elemento fondante dell’essere Organizzazione di rappresentanza, è lo strumento con cui valorizziamo e qualifichiamo le nostre imprese e le rendiamo attrattive anche verso i giovani. In questo senso la bilateralità è fondamentale per affrontare gli aspetti della formazione, della qualificazione della manodopera e colmare il gap tra domanda e offerta.

si prospetta un “autunno caldo” sotto il profilo del lavoro artigiano?

Si è aperta la stagione dei rinnovi dei contratti nazionali artigiani, per la maggior parte scaduti nel 2022 e anche degli integrativi regionali. Il comune denominatore delle piattafrome sindacali sembra essere una rivendicazione salariale elevata, che va oltre il 10%, in conseguenza dell’impennata dell’inflazione, che rischia però di avere degli impatti pesanti per le imprese. Siamo consci dell’esigenza di arrivare al rinnovo dei contratti collettivi, ma deve essere controbilanciato da interventi efficaci da parte dello Stato per garantire un sistema di tassazione più equo e meno vessatorio.

Per quanto riguarda l’economia anche nel Veneto si evidenzia una decelerazione della produzione manifatturiera dovuta all’aumento dell’inflazione, che fa calare la domanda interna e l’accesso al credito, ed al rallentamento sostenuto dell’economia tedesca con la quale il nostro Paese è molto intrecciato. Insomma, ci possiamo aspettare un rallentamento generale nei prossimi mesi, ma non dovrebbero esserci particolari effetti recessivi.

Salario minimo è una mina vagante che rischia di bloccare tutto?

Il dibattito sul disegno di legge alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati è stato rimandato a fine settembre. Ci auguriamo comunque che il Parlamento non arrivi a definire un salario minimo fissato per legge, che potrebbe avere conseguenze estremamente negative sulla “buona contrattazione collettiva”, come quella dell’artigianato. Siano le parti sociali più rappresentative a definire il trattamento economico complessivo equo e sufficiente. Ed in questo contesto l’artigianato si pone all’avanguardia, grazie ad un consolidato sistema di contrattazione che interviene non solo nella fissare le tabelle salariali minime ma, come avviene da anni con successo nel Veneto, implementando prestazione aggiuntive che ne rafforzano il valore complessivo; mi riferisco in particolare ai premi di produttività previsti dai contratti integrativi regionali e alle prestazioni di welfare contrattuale e aziendale garantite dai nostri sistemi bilaterali, che comprendono anche l’assistenza sanitaria e la previdenza complementare.

cosa serve per sviluppare maggiormenete la bilateralità, il welfare ed i premi produttività?

E’ necessario che lo Stato riconosca al sistema del welfare collettivo, tipico della bilateralità, lo stesso trattamento fiscale previsto per il welfare aziendale. Entrambe le forme di welfare, quello aziendale e quello collettivo, si inseriscono a pieno titolo nella politica retributiva aziendale in quanto si pongono l’obiettivo di garantire maggiore soddisfazione ai dipendenti, sia in termini economici che di flessibilità di prestazioni. Se la finalità è la stessa non si spiega perché le prestazioni erogate dagli Enti Bilaterali ai lavoratori siano assoggettate a tassazione, diversamente da quanto previsto per le prestazioni di welfare erogate a fronte dei piani aziendali, che sono detassate.

In una cornice contrattuale favorevole cosa manca per ridurre il gap tra domanda ed offerta di lavoro? Apprendistato, accoglienza, flussi, 

I bollettini ANPAL Excelsior sono, ogni mese che passa, sempre più preoccupanti sul fronte del gap tra domanda e offerta di lavoro. L’ultimo, relativo a luglio-settembre parla di 141mila assunzioni previste di cui 46mila tra maniifatturiero ed edilizia (il 30% delle quali richieste da imprese con meno di 9 dipendenti) e, soprattutto, con una difficoltà media di reperimento salita al 54%! Sono molteplici i fattori su cui a mio avviso si deve agire per ridurre il mismatch. C’è il tema del rapporto tra il mondo della scuola e quello del lavoro, spesso troppo lontani; la formazione degli studenti non può prescindere da un rapporo più stretto con la realtà produttiva delle nostre imprese, serve un’attività di orientamento efficace nella quale le imprese possano giocare un ruolo da protagonista. Si deve puntare sul rafforzamento dell’apprendistato professionalizzante e duale. Entrambi efficaci per favorire l’inserimento dei giovani in azienda, specie nelle realtà artigiane. Vanno rafforzate le politiche che favoriscono il reinserimento di lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, ai quali devono essere garantiti percorsi formativi di riqualificazione. Va garantito e rafforzato un sistema di Servizi al Lavoro nel quale operano strutture pubbliche moderne e adeguate ed Enti privati accreditati. In questo contesto si inserisce anche l’accoglienza dei lavoratori stranieri, che deve disciplinata con regole chiare e ben definite. Noi siamo per flussi regolari, per una formazione magari fatta nei Paesi d’origine, laddove possibile, per un apprendimento basilare della lingua.

Il tasso di disoccupazione giovanile è ancora elevato, i giovani in prospettiva sono una risorsa destinata a diminuire a causa dell’”inverno demografico”, ma nel contempo le imprese fanno fatica a trovare lavoratori. Come se ne esce?

Mai come ora è fondamentale parlare di employee branding ossia la capacità delle aziende di saper attrarre i giovani talenti e mantenerli. Il lavoro come piacere, carriera, flessibilità e stimolo descrive, in base anche ad alcune nostre iindagini fatte sugli apprendisti e sugli imprenditori, ciò che i giovani cercano e ciò che dovrebbe essere valorizzato all’interno delle nostre imprese per riuscire a trattenere le risorse che oggi e, ancor più nei prossimi decenni, sono destinate a diminuire. Da un punto di vista retributivo, un fattore fondamentale è rappresentato dal welfare aziendale che consente di introdurre politiche attive a favore di un ambiente di lavoro inclusivo e che permette alle imprese di poter creare il proprio vantaggio competitivo.

c’è anche un problema di fidelizzazione?

Il tema della fidelizzazione dei lavoratori è particolarmente sentito nelle imprese artigiane. Sappiamo bene che nella propria impresa l’artigiano crea un rapporto più diretto con i propri dipendenti. In tale contesto diventa fondamentale per l’impresa che investe tempo, energie e risorse trovare meccanismi che aiutano a fidelizzare il rapporto con i propri dipendenti; per farlo ritengo si debba agire su più fronti: garantire una politica retributiva adeguata, favorire conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, porre particolare attenzione ad un’efficacie politica di welfare aziendale; garantire un percorso di crescita professionale investendo sull’aggiornamento e sulla formazione, dare dei feedback.