Blocco ai Diesel Euro 5 dal 1° ottobre: bene la richiesta di deroga ma resta il rischio stangata per migliaia di artigiani veneti
Ruffa (Autoriparazione) « Confidiamo nella deroga richiesta dal governo, queste rischiano di essere vessazioni verso veicoli reputati inquinanti quando non sempre si è grado di stabilire e se un veicolo inquina o meno in ambito di revisione.»
Boschetto (Confartigianato Veneto): «Servono misure flessibili e incentivi reali per evitare il fermo di mezzi essenziali al lavoro quotidiano»
A partire dal 1° ottobre 2025, entrerà in vigore in Veneto il blocco alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 nei giorni feriali, dalle 8:30 alle 18:30, nei Comuni con più di 30.000 abitanti. Una misura ambientale che, seppur dettata da esigenze legittime di miglioramento della qualità dell’aria, rischia di avere pesanti ricadute sull’operatività di migliaia di imprese artigiane. La limitazione si applica ai veicoli commerciali diesel delle categorie N1 (piccoli furgoni, van aziendali, pick-up), N2 (camion medi, furgoni), e N3 (autocarri pesanti). Secondo le stime, saranno oltre 350.000 i veicoli diesel Euro 5 interessati dal divieto solo in Veneto: una fetta consistente di questi è utilizzata quotidianamente da artigiani per trasporti, consegne, interventi tecnici o cantieri urbani.
«Per molti artigiani – spiega il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto, il mezzo è una vera e propria “officina mobile”. Bloccarlo significa rallentare il lavoro, aumentare i costi e ridurre la competitività».
L’impatto economico rischia di essere significativo - così Massimo Ruffa, Presidente di Confartigianato Autoriparazione, le alternative per chi utilizza ancora un Euro 5 sono limitate: acquistare un veicolo Euro 6 (anche usato), accedere al leasing o aderire al sistema MoVe-In, che consente una circolazione limitata tramite scatola nera e tetto chilometrico. Ma quest’ultima soluzione presenta evidenti limiti: «Chi lavora ogni giorno in città potrebbe sforare il tetto annuale in poche settimane», avverte Ruffa. ll sistema MoVe‑In prevede l’installazione di un dispositivo telematico sul veicolo (black box), che registra i chilometri percorsi in aree soggette a limitazioni. Questo non si fa da remoto: serve un’officina autorizzata o convenzionata, ipotizzando che solo una fetta di questi scelga MoVe-In, parliamo comunque di innumerevoli interventi tecnici da gestire in pochi mesi.
Seppur apprendiamo che il Governo si è già attivato per chiedere una deroga, il limite che sarà prima o poi imposto ai veicoli euro 5 rappresenta per noi una spada di Damolce. Per evitare un fermo forzato di attività fondamentali per la vita delle città, Confartigianato chiede:
tempistiche più flessibili e una graduale introduzione del divieto, con fasce orarie adattate alle esigenze lavorative;
incentivi certi, accessibili e tempestivi per la sostituzione dei mezzi, anche con veicoli usati Euro 6 o ibridi;
esenzioni per categorie essenziali, come manutentori, impiantisti, trasportatori di materiali da cantiere.
«Siamo pronti a fare la nostra parte per l’ambiente – conclude il Presidente Boschetto – ma chiediamo che la transizione sia sostenibile anche per chi ogni giorno tiene in piedi l’economia dei territori, casa per casa, bottega per bottega».
« La classe ambientale non sempre identifica il vero livello di emissioni del mezzo - è lapidario Ruffa – queste rischiano di essere vessazioni verso veicoli reputati inquinanti quando non sempre si è grado di stabilire e se un veicolo inquina o meno in ambito di revisione. E’ corretto – conclude Ruffa - porre l’attenzione all’inquinamento però è altrettanto corretto saper riconoscere quali siano i mezzi che veramente inquinano perchè ci sono mezzi pur di classe ambientale superiore che , privati di dispositivi di controllo delle emissioni, circolano senza limitazioni ».