“Sostenibilità non è un principio etico, né un obbligo di legge, ma una precondizione, un compito e un ruolo che noi come Confartigianato Imprese Veneto dobbiamo assumere per dare un significato “didattico” alle attività che facciamo tutti i giorni, perché la sostenibilità contagia la società, il territorio e le imprese”. Ha riassunto così il direttore regionale della Federazione Tiziana Pettenuzzo, l’incontro di Venezia, che si è tenuto all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti a Venezia, in collaborazione con Fondazione Symbola e Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità.
“Il titolo è ambizioso ma Venezia se lo può permettere: Venezia è un laboratorio di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Vive in modo endemico le grandi mutazioni legate ai cambiamenti economici e sociali – ha esordito Siro Martin, presidente di Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia - è una delle città tra le più visitate al mondo e che si trova ogni giorno a convivere con i flussi turistici. È la città che ha progettato e realizzato il Mose, un’opera di ingegneria che tutti ci copiano per la salvaguardia dalle maree. Ed è una città sostenibile socialmente perché è accogliente: se da una parte perde in residenzialità dall’altra attira persone che operano nelle imprese del territorio; serve un compromesso tra popolazione, turismo, imprese e servizi”.
Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, sostiene che bisogna cambiare le gerarchie percepite. “Nel rapporto Io sono Cultura e nel rapporto Green Italy 2024 che verrà presentato la prossima settimana, il Veneto si pone come seconda regione ad attrazione culturale e le nostre province coprono le posizioni apicali della classifica. Venezia è un simbolo di sostenibilità culturale nel male e nel bene: nel male perché è anche Marghera, dove la politica negli anni ‘60 ha deciso di insediare strutture produttive che consapevolmente avrebbero generato inquinamento e danni ambientali. Nel bene perché è uno dei simboli di quello che l’uomo è in grado di fare, ricostruendo nuovi equilibri con la natura, e che raccoglie la sfida di tenere insieme innovazione, tecnologia e saper fare antico, dove “la bellezza è linfa di questo passaggio, legata alle piccole imprese che animano i territori, che alimentano i settori e che si aggregano in distretti”. Secondo Realacci “conviene investire in buone pratiche, sulla green economy, in cultura, e fonti rinnovabili, poiché sono ambiti che producono forza lavoro, che spingono nell’export e sviluppano futuro, costruttori di una nuova “antropolgia produttiva”, che, dal rispetto delle tradizioni, dalla creatività artigiana e dall’innovazione, crea nuovi mestieri, anche tecnologici.
A centrare il focus su turismo e territorio, Stefano Landi, Presidente di SL&A Turismo e Territorio. Il Piano Strategico del Turismo della Regione Veneto ha coinvolto un centinaio di stake holders attori del territorio. Ciò che è emerso è che il turismo deve essere protagonista di un cambiamento aperto, attivo, attuale e attento. Un cambiamento che non è dettato solo da eventi tragici come guerre o pandemie ma che parte soprattutto da innovazioni “abilitanti” che ci consentono di fare cose prima impensabili, create dall’ingegno e dalla cultura dell’uomo. Ciò che sostanzia la parola cultura è riassumibile nell’ “insieme dei modi di vita delle persone che agiscono e vivono nello stesso luogo”. In questo senso il turismo non deve più essere vissuto come fornitura di servizi e prodotti ma, oggi più che mai, deve essere basato sul valore delle relazioni, delle esperienze e delle specificità. In questa chiave la sostenibilità racchiude in sé il principio della durevolezza nei confronti delle future generazioni: solo una città che investe in ambito sociale, culturale e ambientale è destinata a durare nel tempo. Questo quanto deve fare Venezia.
Damiano De Marchi, project manager della Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità, sottolinea come ci sia l’esigenza di facilitare un modello di sostenibilità applicabile al territorio veneziano allargato al di fuori del comune e che si può riassumere in 4 parole chiave: resilienza, ovvero che dalla fragilità di un territorio si possono trovare punti di forza che vengono riconosciuti a livello mondiale. Non a caso Venezia è stata riconosciuta come Resilience Hub dalle Nazioni Unite. La seconda parola chiave è legata al tema della Cultura come volano importante dell’economia che attira a Venezia milioni di persone per visitarne il patrimonio, generando da una parte la maggior parte dell’indotto economico, ma creando punti di frizione nel delicato equilibrio tra il flusso turistico e la popolazione residente. In questo si inserisce la terza parola chiave ovvero le Persone, le diverse tipologie di persone che vivono Venezia e che consentono di identificare geografie umane diverse, ampliandosi al di fuori del territorio comunale identificando aree funzionali più ampie, nodi che possono avere una rilevanza europea. Infine la quarta parola è Produzioni artigiane, parti integranti della sostenibilità del turismo, che per essere tale deve legarsi al riconoscimento delle produzioni del territorio per diventarne uno sbocco di mercato attraverso le filiere e la multifunzionalità. Veneto ha la sua leadership nei servizi turistici standard (balneare, lago, città d’arte, termale) ma deve trovare nelle produzioni artigiane nuovi canali di sviluppo e ricchezza nel territorio.
A concludere l’incontro Matteo Masat, direttore di Confartgianato Imprese Città metropolitana di Venezia, presente da 80 anni in città e che associa più di un migliaio di aziende.
A fronte di dati che attestano una significativa riduzione del comparto artigiano in città, che si accompagna ad un cambiamento della sua tipologia, rincuora il dato che gli artigiani che lavorano a Venezia vivono a Venezia (il 68%). “Ormai a Venezia ci sono più posti letto che residenti – ha affermato -. Si sta perdendo l’identità di una città. Oggi però l’artigianato può diventare un valore aggiunto perché oltre a quello artistico si è sviluppato quello dei servizi, che la mantengono viva. Servono incentivi corretti e collaborazione tra privato e pubblico, per non rischiare di perdere interi comparti”.
E' possibile rivedere l’incontro nella sezione LIVE del canale YouTube di #confartigianatoveneto:
https://www.youtube.com/watch?v=SU6L5u0BN-0