CONFARTIGIANATO TAXI VENETO SULLO SCIOPERO NAZIONALE INDETTO PER IL 13 GENNAIO

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L’associazione non aderisce alla mobilitazione e ribadisce la centralità del confronto istituzionale, a partire dal modello Veneto e dall’udienza del 14 gennaio prossimo in Corte Costituzionale.
CONFARTIGIANATO TAXI VENETO SULLO SCIOPERO NAZIONALE INDETTO PER IL 13 GENNAIO

Confartigianato taxi del Veneto rispetta la decisione di altre associazioni di proclamare lo sciopero quale espressione massima della rappresentanza ma ritiene che il fermo sia un danno all’utenza e all’immagine complessiva del servizio pubblico erogato. L’associazione ribadisce come il confronto istituzionale sia il veicolo più efficace per esercitare le proprie prerogative di rappresentanza e auspica che attraverso la convocazione del Comitato regionale di monitoraggio del servizio taxi,  già instituito dalla Giunta precedente, si possa progettare un sistema di mobilità integrativa e complementare al tpl incentrata sul trasporto pubblico non di linea con servizi a chiamata, innovativi e sperimentali.

“Non intendiamo sanzionare alcuna forma di mobilitazione, ma riteniamo che lo strumento debba essere attivato solo se dovesse venire meno ogni spazio di confronto e se i rappresentanti delle istituzioni dovessero cambiare gli obiettivi sottesi all’emanazione dei vari decreti ministeriali” queste le dichiarazioni di Gianbattista Danieli, Presidente regionale di Confartigianato taxi .

In Veneto, fin dal 1996, il servizio taxi è governato attraverso un modello di forte collaborazione tra Regione e associazioni di categoria, un impianto regolatorio che ha dimostrato nel tempo la propria efficacia, non solo a livello nazionale ma anche nel confronto europeo. «È un modello che vogliamo preservare perché ha sempre garantito equilibrio, qualità del servizio e tutela dell’utenza». In questo quadro, il comparto del trasporto persone di Confartigianato Veneto guarda con attenzione all’udienza del 14 gennaio davanti alla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legge regionale veneta, impugnata dal Ministero dei trasporti, passaggio ritenuto cruciale per il futuro assetto normativo del settore.

Confartigianato Imprese taxi, CNA e Legacoop hanno recentemente diramato una nota ricordando che la strada maestra resta, in ogni caso, quella del confronto istituzionale serrato. È decisivo porsi come interlocutori qualificati, evitando di abbandonare i tavoli istituzionali e cedere spazi di rappresentanza sociale a soggetti portatori di interessi privati, che nulla hanno a che vedere con il trasporto persone non di linea. Per questa ragione, le associazioni stanno definendo con il Ministero dei trasporti un momento di reciproco ascolto.

“Servono certezze rispetto ai tempi di emanazione del decreto sulle piattaforme. Occorre evitare che si proceda con nuove proroghe circa l’applicazione del RENT. In ultimo, è essenziale richiedere la riespansione degli effetti scaturenti dalla corretta applicazione dell’articolo 2527 del Codice civile per le cooperative di taxi, ovvero applicare appieno i diritti e le tutele previste per i soci cooperativi anche alle cooperative di taxi, garantendo la piena parità di trattamento, specialmente per i soci-lavoratori. ribadisce Danieli - queste sono le richieste delle associazioni sul livello nazionale.

Sul fronte regionale, Confartigianato Veneto guarda ora al rilancio del confronto istituzionale: “Con l’insediamento del nuovo assessore – conclude Danieli – ci aspettiamo che riprenda il lavoro svolto all’interno del Comitato regionale di monitoraggio taxi, attivato dalla Regione del Veneto. Un organismo che per noi è fondamentale e che non viene convocato dalla primavera scorsa”.

In Veneto operano 719 licenze taxi così distribuite, 23 a Belluno, 144 Padova, 19 Rovigo, 55 Treviso, 190 Venezia, 222 Verona e 66 a Vicenza.