Parte dal Polesine – Zona Logistica Semplificata del Veneto – un appello netto al mondo della politica e delle istituzioni regionali: non relegare più questo territorio al ruolo di “Cenerentola”, ma riconoscerne le eccellenze produttive e sostenerle con politiche attive, infrastrutture e visione industriale.
Un messaggio forte, lanciato ieri a Rovigo dal presidente di Confartigianato Polesine Marco Campion in occasione di “Metal Hub – Il Polesine oltre i confini”, l’evento promosso da Confartigianato Polesine con la collaborazione di EBAV, ospitato nella Sala Consiliare della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo.
«Se è vero che l’imprenditore ha in mano il timone dell’azienda e quindi il futuro delle famiglie e del territorio – ha dichiarato Campion – è altrettanto vero che le politiche di investimento non si costruiscono da sole. Infrastrutture, relazioni, opportunità richiedono scelte chiare e una presa di posizione forte anche nelle stanze dei bottoni. Il Polesine ha eccellenze che non possono essere derubricate a Cenerentola. Noi ce la mettiamo tutta, ma abbiamo bisogno del supporto delle istituzioni».
Un appello che si innesta su un quadro economico che, pur tra difficoltà strutturali, evidenzia margini di tenuta e opportunità da cogliere. Nei primi nove mesi del 2025 l’export manifatturiero della provincia di Rovigo ha raggiunto 1,171 miliardi di euro, con una flessione del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. A reggere sono soprattutto i mercati UE, sostanzialmente stabili a 825,9 milioni di euro, mentre più marcata è la contrazione dei mercati extra UE, fermi a 345,1 milioni (-16 punti percentuali).
«Questi numeri ci dicono due cose molto chiare – ha sottolineato Campion –: l’Europa resta una leva strategica per le nostre imprese, ma la perdita di terreno sui mercati più lontani impone scelte mirate di diversificazione, investimenti logistici, servizi e certificazioni. In questo scenario la Svizzera rappresenta un’opportunità concreta: è vicina, stabile e chiede qualità e flessibilità produttiva, esattamente ciò che il nostro tessuto manifatturiero sa offrire».
Il messaggio di Metal Hub è stato chiaro fin dall’avvio dei lavori: automazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale non possono restare appannaggio delle sole imprese capofiliera. Le PMI della meccanica devono diventare nodi tecnologicamente compatibili, parte integrante di ecosistemi produttivi evoluti. Da qui la richiesta di Confartigianato Polesine di costruire veri ecosistemi dell’innovazione, capaci di accompagnare le imprese in percorsi strutturati di innovazione e internazionalizzazione, facendo leva su filiere integrate e politiche territoriali mirate.
Il contesto regionale conferma il peso strategico della filiera. In Veneto la meccanica e la subfornitura contano 19.804 imprese, di cui oltre il 46% artigiane (9.213), con quasi 7.700 aziende attive direttamente nella meccanica e circa 300 mila addetti, 41.245 dei quali nelle imprese artigiane.
Negli ultimi dodici mesi il comparto ha registrato un tasso di sviluppo negativo (-2,3%), ma i segnali di stabilizzazione non mancano: nei primi undici mesi del 2025 la produzione manifatturiera nazionale segna -0,7%, in miglioramento rispetto al 2024, mentre la meccanica si attesta a -1,1%, contro il -6,5% dell’anno precedente.
«I dati sono più confortanti di quanto spesso si percepisca – ha evidenziato Nerio Dalla Vecchia, presidente della Federazione Meccanica di Confartigianato Imprese Veneto – l’export tiene, nonostante le tensioni internazionali e il tema dei dazi. Le imprese hanno dimostrato resilienza. Ora serve però accelerare su innovazione e posizionamento sui mercati esteri».
Nel periodo ottobre 2024 – settembre 2025, l’export della meccanica veneta ha raggiunto 41,2 miliardi di euro, pari al 53,4% dell’export manifatturiero regionale, con una contrazione contenuta dell’1,8%, legata soprattutto al calo dei mercati extra UE (-3,9%). Il 59,6% delle esportazioni resta diretto verso i mercati intraeuropei, che si confermano centrali per la competitività del sistema produttivo veneto.
Un modello territoriale basato su reti e distretti, come ha ricordato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci: «Il Veneto è composto per il 95% da microimprese sotto i 9 addetti. Le grandi sfide dell’innovazione – dalla robotica ai microchip, fino all’aerospazio – coinvolgono tutta la filiera, non solo le grandi aziende. In questo modello le PMI sono anelli fondamentali della catena produttiva».
«I mercati globali oggi offrono opportunità che le aziende devono assolutamente sfruttare usando gli strumenti che Regione e Stato mettono a disposizione come l’assicurazione del credito Sace o il Simest – ha sottolineato Andrea Penzo, esperto di internazionalizzazione – l’alta velocità in Spagna o il corridoio di Lobito sono partite che dureranno per i prossimi 10 anni e in cui anche le nostre Pmi possono concretamente inserirsi».
Tra le opportunità concrete emerse nel confronto, la Svizzera si conferma un mercato chiave: l’interscambio con l’Italia supera i 30 miliardi di euro, con un export veneto pari a 2,3 miliardi. «Nel primo semestre del 2025 l’export italiano verso la Svizzera è cresciuto del 13%, con un +13,5% nei beni strumentali – ha spiegato Fabrizio Macrì, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera –. Non si tratta di guardare a un solo Paese, ma di costruire relazioni industriali solide e durature».
Metal Hub ha così rilanciato il ruolo di Confartigianato come ponte tra imprese e istituzioni, con un messaggio che dal Polesine guarda all’intero Veneto: senza investimenti territoriali, reti e scelte politiche coraggiose, l’innovazione rischia di fermarsi. Con il supporto giusto, anche la “Cenerentola” può diventare motore di sviluppo.