“La BCE non ha colto nemmeno questa occasione per frenare la crescita dei tassi. Sarà un disastro! Si rischia di frenare lo sviluppo delle nostre imprese; la marginalità viene contratta all’osso e dunque anche la volontà di mettere in atto quelle misure utili ad aumentare la propria competitività: evoluzioni di processo, acquisto di nuovi macchinari, rivoluzione degli spazi di lavoro. Ma tutto questo costa e le MPI rischiano di non poterselo permettere, contraendo così drammaticamente la propria capacità di stare sul mercato ed esprimere tutto il loro valore”. Lo afferma il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto.
"Non parliamo di un rischio futuro. Già oggi i segnali di tensioni sulla domanda di credito sono evidenti con i prestiti alle piccole imprese venete che scendono del -6,7% in un anno – prosegue- e metto in evidenza che, questo dato, è il peggiore d’Italia e ben al di sopra della media nazionale “ferma” al –4,4%. Sono numeri che rivelano la prudenza e anche la fatica delle MPI che hanno già dovuto far fronte all’aumento delle materie prime e dell’energia”.
“Con il nuovo rialzo approvato nella seduta del 14 settembre -afferma Boschetto – la BCE, in poco più di dodici mesi ha rialzato i tassi ufficiali 10 volte, per complessivi 450 punti base. E’ presumibile quindi, che nel corso dell'anno si propagheranno effetti restrittivi sulla propensione ad investire, mentre una politica monetaria della Bce più restrittiva rispetto a quella della Fed potrebbe apprezzare l'euro sul dollaro, influenzando la competitività dell'export. Una “tempesta perfetta” dato che si aggiunge ad altri diffusi segnali di rallentamento del ciclo economico”.
I rialzi dei tassi di interesse hanno allargato la distanza, ormai strutturale, del mondo del credito tradizionale dalle esigenze della micro e piccola impresa.
“E’ indispensabile –sostiene Boschetto– alleggerire le PMI dalla dipendenza bancaria, individuando nuove forme di accesso al credito indispensabili per lo sviluppo delle piccole imprese e per rafforzare il Made in Italy. Serve una spinta alla innovazione dei tradizionali servizi per il credito, soprattutto, gli strumenti finora utilizzati, come la garanzia, pubblica e privata; è necessario rilanciare il ruolo dei Confidi, come presidio di prossimità in grado di coprire anche l’area del credito di piccolo importo, innovare le convenzioni bancarie, e contemporaneamente sperimentare tutte le nuove forme di organizzazione dell’incontro tra risparmio e investimenti, in particolare negli ambiti fintech e di nuova finanza”.
“In questi ultimi anni – aggiunge – abbiamo assistito ad un’attività straordinaria del Fondo di Garanzia per le PMI, in particolare nel periodo Covid. La situazione dell’accesso al credito delle piccole imprese va quindi affrontata anche con una riforma del Fondo centrale di garanzia che deve sapersi adeguare strutturalmente alle mutate condizioni di mercato, cessando di operare ‘in emergenza’ e recuperando in modo strutturale la sua funzione di sostegno a quelle imprese che incontrano le maggiori difficoltà nel rapporto con il canale bancario. Non da meno va trascurata l’esigenza, sollecitata da tempo da Confartigianato e ormai ineludibile, di superare le strettoie del credito ordinario con un intervento diretto del pubblico che, laddove il mercato ha dimostrato di fallire, possa intervenire a supporto delle micro e piccole imprese con un mix di strumenti di incentivazione e di credito agevolato, ispirato ad un’efficace azione di programmazione delle politiche di sostegno all’impresa diffusa”.