DIESEL EURO 5. CONFARTIGIANATO: "BENE IL VENETO. LA CLASSE EURO NON MISURA DA SOLA LE EMISSIONI REALI"

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La Federazione Autoriparazione del Veneto accoglie con favore l'avvio dell'iter regionale per sospendere il blocco dei diesel Euro 5.
DIESEL EURO 5. CONFARTIGIANATO: "BENE IL VENETO. LA CLASSE EURO NON MISURA DA SOLA LE EMISSIONI REALI"

DIESEL EURO 5. CONFARTIGIANATO: "BENE IL VENETO. LA CLASSE EURO NON MISURA DA SOLA LE EMISSIONI REALI"

La Federazione Autoriparazione del Veneto accoglie con favore l'avvio dell'iter regionale per sospendere il blocco dei diesel Euro 5. «La classificazione Euro fotografa l'omologazione del veicolo, ma non basta da sola a descriverne le emissioni effettive: manutenzione ed efficienza dei sistemi antinquinamento sono determinanti».

«Accogliamo con favore il percorso avviato dalla Regione del Veneto per evitare il blocco generalizzato dei veicoli diesel Euro 5 previsto dal prossimo 1° ottobre. Una limitazione indiscriminata avrebbe effetti molto pesanti su lavoratori, famiglie, artigiani e piccole imprese che utilizzano quotidianamente il proprio mezzo per lavorare e che spesso non dispongono delle risorse necessarie per sostituire anticipatamente un veicolo ancora perfettamente efficiente». Lo dichiara Massimo Ruffa, presidente di Confartigianato Imprese Autoriparazione Veneto.

«La scelta della Regione va nella direzione del buon senso – aggiunge - pensare di risolvere il problema della qualità dell'aria esclusivamente attraverso il blocco degli Euro 5 significa tentare di fermare un'onda con le mani».

La vicenda degli Euro 5 è il risultato di politiche europee e nazionali sull'automotive che stanno mostrando tutti i loro limiti. Sono stati fissati obiettivi e divieti senza accompagnarli con una vera politica industriale capace di sostenere la produzione europea, l'innovazione tecnologica e l'accessibilità economica dei nuovi veicoli. Nel frattempo il baricentro della filiera automobilistica, delle batterie e delle tecnologie elettriche si è progressivamente spostato verso l'Asia, mentre il mercato europeo e italiano hanno subito un forte ridimensionamento.

Il Veneto è chiamato a rispettare obiettivi fissati a livello europeo, ma non dispone degli strumenti industriali, fiscali e infrastrutturali per affrontare da solo una transizione di questa portata. La struttura stessa del territorio regionale, caratterizzata da una forte diffusione di aree produttive e da una mobilità basata in larga parte sull'uso dell'automobile, rende indispensabile accompagnare qualsiasi restrizione con alternative realmente praticabili.

A ciò si aggiungono le peculiarità del Bacino Padano, dove la conformazione geografica e le frequenti inversioni termiche favoriscono il ristagno degli inquinanti. Sono fattori che non possono diventare un alibi per non intervenire, ma che devono essere considerati nella definizione delle politiche ambientali.

Per Ruffa occorre superare l'idea che la risposta sia sempre l'acquisto di un'automobile nuova: un veicolo correttamente manutenuto è più sicuro, consuma meno e mantiene efficienti i sistemi antinquinamento.

La Federazione autoriparazione ricorda che la classe Euro indica la tecnologia con cui un mezzo è stato omologato, ma non descrive da sola le sue emissioni effettive dopo molti anni di utilizzo. Due automobili della stessa categoria possono avere comportamenti molto diversi: una può avere filtro antiparticolato, catalizzatore, sistema EGR, iniettori e sensori perfettamente funzionanti; l’altra può presentare guasti o manomissioni che ne moltiplicano le emissioni.

Secondo studi tecnici di TNO (l’organizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata), un filtro antiparticolato correttamente funzionante può abbattere il particolato diesel fino al 95-99%, mentre un filtro danneggiato o rimosso può determinare emissioni decine di volte superiori. La manutenzione non trasforma un Euro 5 in un Euro 6, ma impedisce che un veicolo diventi un grande emettitore a causa del deterioramento dei suoi componenti.

Per questo, secondo Ruffa, alle limitazioni devono essere affiancati controlli moderni sulle emissioni effettive, incentivi alla diagnosi e alla riparazione dei sistemi antinquinamento, sostegni alla manutenzione per famiglie e piccole imprese e verifiche severe contro la rimozione dei dispositivi ambientali. La transizione deve valorizzare anche la riparazione e il lavoro qualificato delle officine (oltre 5700 in Veneto): «occorre riparare ciò che può essere riparato, mantenere efficiente ciò che può continuare a circolare e sostituire prioritariamente i veicoli realmente più inquinanti o non recuperabili. Allo stesso tempo occorre supportare, con incentivi dedicati, la transizione all'interno delle officine, che necessitano di continuo aggiornamento sotto il profilo della strumentazione e competenze quando ci si trova ad operare su veicoli di ultimissima generazione ".

«La decisione della Regione va nella direzione che Confartigianato chiedeva da tempo: evitare che il costo della transizione ecologica ricada interamente su famiglie, lavoratori autonomi e piccole imprese», sottolinea Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. «Per migliaia di artigiani il furgone non è un bene sostituibile dall'oggi al domani, ma uno strumento di lavoro indispensabile. Apprezziamo il percorso avviato dalla Regione, e siamo convinti che il Veneto non debba essere lasciato solo. Servono una politica industriale europea capace di rilanciare il settore automotive, investimenti nelle infrastrutture e una strategia ambientale che punti a ridurre concretamente le emissioni, senza trasformare ogni obiettivo ecologico in un obbligo di acquisto. L'ambiente si tutela riducendo davvero le emissioni, non fermando indiscriminatamente chi lavora.»