Adottata dal Parlamento Europeo la direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia che ha come obiettivo quello di agire in modo prioritario sul 15% degli edifici più energivori per ogni stato membro, collocati nella classe energetica G (la più bassa). Nel nostro Paese si tratta di circa 1,8 milioni di edifici residenziali (sul totale di 12 milioni, secondo l’Istat).
“La direttiva Ue “Case Green” può rappresentare un’occasione per attivare in modo significativo la rivalutazione e riqualificazione immobiliare e per spingere il settore delle costruzioni soprattutto dopo lo stop al superbonus. Ma a precise condizioni. Bene ad esempio lo slittamento al 2040 per lo stop alle caldaie mentre preoccupa lo stop agli incentivi per quelle a gas dal 2025. Saranno necessarie strategie nazionali per dotare di impianti solari anche gli edifici residenziali nuovi e i non residenziali di grande dimensione. Inoltre l’Europa deve consentire di affrontare percorsi sostenibili ai singoli Stati ai quali spetta il compito di adottare i provvedimenti nazionali più efficaci per raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero. In pratica, sono indispensabili investimenti pubblici per realizzare quanto previsto dalla direttiva e, di conseguenza, le risorse dedicate devono poter essere considerate al di fuori dei vincoli di bilancio e, auspicabilmente, dovrebbero far parte di un vero e proprio ‘green recovery plan’ europeo”. Lo afferma il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto
“In Veneto dai dati Istat relativi alle circa 2milioni e 400mila abitazioni per fascia d’età, emerge una notevole vetustà del patrimonio edificato rappresentato dal 51% da edifici costruiti tra il 1961 e il 1991. Quasi il 70% ha più di 40 anni. Edifici e alloggi energivori, realizzati prima dell’avvento della Legge 10/1991, vera prima norma sull’efficienza energetica. Sottolinea il Presidente della Federazione Edilizia di Confartigianato Imprese Veneto Thomas Fantin. La nostra regione vanta un patrimonio eccellente di PMI operanti nel ‘comparto casa’ che ha saputo intercettare un sistema di incentivi ‘green’ che ha dato prova di grande efficacia anche dal punto di vista degli effetti sull’economia”.
“Tutto ciò -prosegue- nonostante la ragnatela burocratica fatta da uno stillicidio di modifiche normative che ha complicato non poco l’attività delle imprese e i progetti delle famiglie interessate ad effettuare interventi di riqualificazione energetica sulle abitazioni. Un’esperienza culminata con il blocco dei crediti nei cassetti fiscali degli imprenditori e l’incertezza sulla sorte degli incentivi. Questo non è il modo migliore per favorire la transizione green”.
Boschetto e Fantin concludono all’unisono sulla necessità di ripensare profondamente il sistema degli incentivi nel settore dell’edilizia. “Non devono gravare esclusivamente sulle bollette di famiglie e imprese e, men che meno, generare bolle speculative. Basta con gli interventi spot sottoposti a continui ripensamenti. L’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare può essere una grande opportunità per il Paese, ma non deve trasformarsi in vessazione per cittadini ed imprese. La strada realmente efficace consiste nel progettare una vera e propria strategia strutturale di lungo termine che scandisca l’impiego di risorse pubbliche aggiuntive. In questo modo potremo ottenere un ritorno positivo in termini di crescita del Pil e orientare le scelte dei cittadini sulla qualità e l’efficienza energetica delle abitazioni”.