“In Europa si va come Italia”. Uno slogan che potrebbe sembrare un ossimoro provocatorio, quasi uno scivolone nazionalista. In realtà si tratta di una vision, di una richiesta di rafforzamento dell’incisività politica dell’Italia nelle scelte strategiche dell’Europa.
Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto, fa appello affinché i nostri parlamentari europei diventino “ambasciatori” italiani a Bruxelles. “In Europa non vogliamo comparse, chiediamo un’azione coesa, concertata e mirata dei nostri rappresentanti a tutela degli interessi nazionali – spiega Boschetto – e siamo pronti per le elezioni dei prossimi 8 e 9 giugno a votare i candidati che si saranno dimostrati più preparati e soprattutto che sapranno garantire presenza e partecipazione diretta. Il mondo di Confartigianato ha la necessità di avere un filo diretto con il Parlamento, perché le nostre Mpmi hanno un valore e un peso specifico nell’economia e nella società europea che non può essere sottovalutato, devono poter incidere nelle strategie di politica economica”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il politologo Paolo Feltrin, che anzi rimarca le affermazioni di Boschetto: “Non è la solita retorica – fa notare – saranno elezioni decisive per i prossimi 5 anni. Il quadro internazionale è molto cambiato, così come gli equilibri economici e politici, per cui ritengo che abbiamo il dovere di eleggere gente capace e non nani e ballerine. Vanno tutelati gli interessi nazionali in Europa, perché stiamo assistendo a troppe tensioni e non possiamo permetterci di non aver voce”. Sul fronte delle imprese poi aggiunge che “vanno ripensate le politiche di settore, con una regolamentazione più leggera e flessibile proprio in virtù delle troppe diversità legislative tra Paesi”.
Competitività, competenze e credito. Queste dunque le priorità per il sistema di Confartigianato che, in occasione delle elezioni europee ha lanciato un Manifesto con le richieste del mondo delle Mpmi.
Secondo Boschetto, per continuare ad essere competitivi bisognerà affiancare le imprese con una legislazione non più frammentata ma omogenea, aggiornata alle dinamiche rapidissime del mercato e che si allinei alle esigenze di internazionalizzazione, di flessibilità, di sicurezza e di sostenibilità. Sulla partita del digitale, Confartigianato Imprese Veneto chiede una posizione dominante da parte dell’Europa con la creazione di un operatore tecnologico europeo che possa competere con i grandi leader informatici. Per fare questo servono competenze, formazione, conoscenze, così come per le imprese, che devono essere preparate ad affrontare i nuovi mercati del marketing e commercio digitale.
Per Confartigianato Imprese Veneto un altro aspetto su cui l’Europa deve dimostrare coerenza nella governance è l’equità sociale, un reale riconoscimento di appartenenza all’Unione Europea, senza differenziazioni, attraverso azioni di omogeneizzazione delle qualifiche professionali, dei percorsi scolastici, dei sistemi sanitari e di welfare. “E’ il momento di promuovere la libera circolazione delle competenze alla pari – sottolinea il presidente di Confartigianato Imprese Veneto Boschetto - La vera interoperabilità non si ottiene solo liberalizzando dati e piattaforme, ma gestendo ogni aspetto della vita sociale delle persone in un’ottica di “Nazione Europa”.
Ma per poter sfruttare, anche dal punto di vista economico, il mercato europeo, l’Italia deve insistere anche sulle grandi opere e infrastrutture, tra cui il corridoio Baltico – Adriatico, la Pedemontana per accelerare l’interscambio dal Mediterraneo all’Europa, ai mercati orientali e transoceanici, strategici per un export che ha un trend sempre positivo, soprattutto nelle Mpmi.
Sul fronte del credito il candidato ideale per Confartigianato Imprese Veneto dovrà avere la massima attenzione nei confronti di tutti gli strumenti che in Europa vengono costruiti per favorire l’accesso al credito delle micro e piccole.
Da tempo sia BEI (Banca Europea per gli Investimenti) che FEI (Fondo Europeo per gli Investimenti) hanno orientato i loro radar verso un’impresa che in Italia (su oltre un milione di Imprese) rappresenta una minima percentuale, inferiore al 3%.
E’ fondamentale che si tenga in considerazione che il tessuto produttivo artigiano è costituito da micro imprese (fino a 9 dipendenti) che dall’ultimo censimento ISTAT rappresentano il 78,9% e da piccole (da 10 a 49 dipendenti) che rappresentano il 18,5%, insomma il 97% del mondo imprenditoriale italiano.
Almeno 800 mila imprese, hanno necessità di tornare ad essere affiancate dal mondo del credito che ormai da un decennio si è allontanato sempre di più.
“FEI, in particolare, dovrebbe mettere a disposizione dei micro imprenditori degli strumenti semplici ed economici – aggiunge l’esperto del mondo bancario e di finanza Stefano Cocchieri, a sostegno delle tesi di Confartigianato Imprese Veneto - che favoriscano anche l’utilizzo della finanza alternativa, sia di debito che di equity o quasi equity. La semplicità si ottiene utilizzando al meglio il “digitale” e l’innovazione dei prodotti finanziari con l’utilizzo di piattaforme e algoritmi che siano strumenti e non sostituti di chi fa merito creditizio e l’economicità da regolamenti e normative più semplici di quelle che fino ad oggi obbligano le imprese a sostenere costi troppo alti per l’emissione di una semplice obbligazione o incentivi per corroborare gli aumenti di capitale delle PMI”.