ENERGIA, IN VENETO 376 MILIONI DI EXTRACOSTO PER LE MPI RISPETTO ALLA MEDIA UE

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Confartigianato: “Energia troppo cara, per le piccole imprese è un problema di competitività. Riequilibrare il peso degli oneri in bolletta”. Boschetto: “Il costo dell’energia non è solo una voce della bolletta: è un costo di produzione che incide sulla c
ENERGIA, IN VENETO 376 MILIONI DI EXTRACOSTO PER LE MPI RISPETTO ALLA MEDIA UE

ENERGIA, IN VENETO 376 MILIONI DI EXTRACOSTO PER LE MPI RISPETTO ALLA MEDIA UE

Confartigianato: “Energia troppo cara, per le piccole imprese è un problema di competitività. Riequilibrare il peso degli oneri in bolletta”. Boschetto: “Il costo dell’energia non è solo una voce della bolletta: è un costo di produzione che incide sulla capacità delle nostre imprese di competere sui mercati”

In Veneto le micro e piccole imprese pagano l’energia elettrica 376 milioni di euro in più rispetto a quanto spenderebbero se applicati i prezzi medi dell’Unione europea. È il secondo maggiore extracosto regionale dopo la Lombardia e rappresenta il 10,2% dei 3,67 miliardi di euro complessivamente pagati in più dalle MPI italiane rispetto alla media Ue.
Il dato emerge dall’analisi di Confartigianato, presentata alla 22ª edizione della convention Energies and Sustainability Confartigianato High School, in corso a Domus de Maria (Cagliari). A livello nazionale le piccole imprese pagano l’elettricità 25,99 centesimi di euro per kWh, il 17,9% in più rispetto alla media Ue, mentre il prelievo fiscale e parafiscale in bolletta (accise e oneri generali) è superiore del 47,4% rispetto alla media europea, con un carico pari a 5,44 cent/kWh, il terzo più alto in Europa dopo la Polonia e Cipro. Il fisco in bolletta cala al crescere dei consumi: per le imprese con consumi inferiori a 20 MWh il divario del prelievo fiscale arriva al +75,5%.

In Veneto il peso del caro energia si vede anche a livello territoriale: tra le province, l’extracosto rispetto alla media europea raggiunge 82 milioni di euro a Verona, 66 milioni a Treviso, 66 milioni a Vicenza, 66 milioni a Padova, 62 milioni a Venezia e 11 milioni a Belluno, mentre Rovigo registra un extracosto di 22 milioni.

I dati territoriali vanno letti come una stima dell’extracosto complessivo sostenuto dal sistema delle micro e piccole imprese di ciascun territorio e non come il maggior costo della singola bolletta. Il valore risente quindi anche della dimensione del tessuto produttivo e dei relativi consumi energetici.

Sul fronte delle famiglie, tra febbraio e agosto 2026 il Veneto registra una spesa aggiuntiva di 216 milioni di euro, associata a un aumento cumulato dei prezzi di elettricità, gas e altri combustibili domestici del 14,8%, il più elevato tra le regioni italiane. Al primo posto per aggravio complessivo si trova la Lombardia, con 329 milioni di euro e un aumento del 12,3%; seguono Lazio (166 milioni), Emilia-Romagna (155 milioni) e Piemonte (144 milioni).

In Veneto, a livello provinciale, l’impatto complessivo dei rincari sulle famiglie raggiunge 38 milioni di euro a Treviso, con un aumento dei prezzi del 15%, 42 milioni a Verona (+15,5%), 41 milioni a Padova (+14,6%), 38 milioni a Venezia (+14,9%), 37 milioni a Vicenza (+14,6%), 10 milioni a Rovigo (+14,4%) e 10 milioni a Belluno (+14,7%).

“Per il Veneto, che ha nella manifattura e nelle filiere produttive uno dei suoi punti di forza, l’energia è un fattore di competitività – sottolinea Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – questi numeri ci dicono che il problema non riguarda soltanto il prezzo dell’energia in senso stretto, ma anche come questo costo viene distribuito tra le diverse tipologie di imprese. Se sulle piccole imprese grava un’incidenza maggiore degli oneri, si crea uno svantaggio che finisce per pesare sulla competitività dell’intera filiera”.

“Per un artigiano l’energia non è una voce astratta: i nostri imprenditori lavorano con forni, macchinari, officine e laboratori. È un costo diretto di produzione – continua Boschetto –. Le nostre imprese non chiedono sconti o privilegi, ma condizioni che consentano di competere in condizioni di parità con le imprese europee. Per questo è necessario intervenire sulla struttura della bolletta, riequilibrando il peso della fiscalità e degli oneri di sistema e facendo in modo che la transizione energetica non diventi un ulteriore costo a carico delle imprese più piccole. Le imprese artigiane hanno bisogno di una politica energetica che garantisca prevedibilità dei costi, accesso all’energia a condizioni competitive e tempi certi per gli investimenti”.