IMMIGRAZIONE E LAVORO: UN’OPPORTUNITA’ PER IL VENETO

IMMIGRAZIONE E LAVORO: UN’OPPORTUNITA’ PER IL VENETO

Sfruttare le potenzialità dell’immigrazione può essere una chiave strategica per colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro, sostenendo al contempo l’economia nazionale e regionale. Secondo le stime Istat elaborate dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese
Veneto, al 1° gennaio 2024 i cittadini stranieri residenti in Italia erano 5,3 milioni, pari all’8,9% della popolazione totale. In Veneto, questa percentuale sale al 10,4%, con 505.000 residenti stranieri, confermando il ruolo centrale della regione per accoglienza e
integrazione.
A livello occupazionale, in Italia si contano 2,3 milioni di lavoratori stranieri tra i 15 e i 64 anni, pari al 10,1% del totale nazionale. Il Veneto si posiziona al quarto posto con 260.300 lavoratori stranieri, che rappresentano il 12,1% degli occupati complessivi della regione.
Nel 2023, le imprese italiane non agricole con dipendenti prevedevano 1.057.620 ingressi di lavoratori immigrati, equivalenti al 19,2% delle assunzioni totali, nonostante una difficoltà di reperimento del 54,8%. Tra il 2024 e il 2028, il 21,3% del fabbisogno occupazionale sarà soddisfatto da 639.800 ingressi di stranieri. Il Veneto è la seconda regione italiana per ingressi di lavoratori immigrati previsti: 113.160 unità, pari al 21,5% delle assunzioni regionali.
"Da questi dati è evidente che l’immigrazione vada considerata come una risorsa per le nostre imprese, che affrontano sempre maggiori difficoltà nel reperire personale qualificato – afferma il presidente di Confartigianato Veneto Roberto Boschetto -. Non possiamo limitarci a una gestione emergenziale dei flussi. È necessario un approccio strutturale che preveda politiche di integrazione e formazione mirate. L’economia veneta si trova a fronteggiare due sfide prioritarie: il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione attiva per cui gli stranieri potrebbero contribuire a colmare questo divario ma è fondamentale investire nella loro formazione. Occorre avviare programmi sia in Italia che nei Paesi d’origine, per preparare lavoratori con competenze allineate alle esigenze delle nostre imprese. 

L’apprendistato sembra rappresentare uno strumento contrattuale efficace per l’immissione nel mercato del lavoro. Nel 2023 gli apprendisti stranieri in Italia sono stati 97.712, rappresentando il 14,7% dei 665.160 apprendisti totali. Si tratta della seconda quota tra le principali qualifiche dei dipendenti del settore privato non agricolo, dietro al 22,0% degli operai mentre l’incidenza scende al 4,8% per gli impiegati, al 3,7% per i dirigenti e al 2,5% per i quadri. In Veneto gli apprendisti stranieri sono 12.347 e rappresentano il 15,9% degli apprendisti in regione. 

Un altro dato rilevante riguarda l’imprenditorialità degli stranieri. Nel 2023, in Italia, 657.715 imprese sono gestite da stranieri, pari all’11% del totale. Tra queste, 215.322 sono imprese artigiane, che rappresentano il 17% dell’artigianato nazionale, un dato di oltre dieci punti superiore alla media del 21,2% dell'artigianato.

In Veneto, si contano 54.301 imprese gestite da stranieri (11,6% del totale regionale), di cui 19.758 sono artigiane, pari al 16,3% dell’artigianato complessivo e al 36,4% delle imprese straniere locali. Inoltre sono 785.601 gli imprenditori stranieri (titolari, soci, amministratori e altre cariche), pari al 10,5% del totale nazionale e in Veneto questa quota è del 10,2%, con 67.877 imprenditori stranieri attivi.

I principali paesi di origine degli imprenditori veneti sono Cina (13,3%), Romania (11,6%), Marocco (7,4%), Albania (7,4%) e Svizzera (5,5%).
Non mancano le criticità. Il mismatch delle competenze e il basso livello di istruzione degli stranieri rappresentano ostacoli significativi: il 48,8% degli stranieri in Italia ha solo la scuola dell’obbligo, una quota molto superiore alla media UE (40,7%). Inoltre, i tassi di abbandono scolastico e di NEET (Not in Education, Employment or Training, ossia stranieri che non sono né occupati né inseriti in un percorso di istruzione o formazione) tra i giovani stranieri sono preoccupanti, con il 26,8% degli studenti stranieri che lascia la scuola prima del diploma.
"Le imprese non possono affrontare da sole queste sfide – avverte il Presidente Boschetto –. Serve un impegno congiunto tra pubblico e privato per offrire formazione linguistica, riconoscimento delle qualifiche professionali e percorsi di inserimento lavorativo.
L’artigianato è spesso una porta d’ingresso per gli stranieri nel mercato del lavoro, perché possono acquisire competenze, sviluppare la propria attività e contribuire al tessuto economico e sociale della nostra regione. Non dobbiamo trascurare quindi il valore dell’immigrazione, ma anzi intraprendere un programma mirato e strutturato per consentire una vera integrazione attraverso il mondo del lavoro, studiando percorsi formativi e scolastici ad hoc e incentivando la conoscenza della lingua e delle nostre normative”.