Dopo una lunga contesa, figlia della direttiva Bolkenstein, che richiedeva all’Italia di liberalizzare il mercato delle concessioni balneari e che ha fatto nascere polemiche e discussioni nel mese di agosto, ora arriva una proroga fio al 2027 nell’ambito del disegno di legge Salva Infrazioni.
“Un punto fermo, certo, ma che non giova sicuramente né agli operatori balneari, né agli enti territoriali che hanno un ruolo determinante nella definizione dei bandi e che si ritrovano attualmente senza linee guida”.
Franco Zane, Presidente del neo costituito Gruppo di Mestiere Imprese Demaniali di Confartigianato Imprese Veneto è scettico sul decreto del Consiglio dei Ministri perché non sembra affatto andare incontro alle piccole imprese che da anni operano, lavorano ed hanno investito sul territorio, contribuendo al suo sviluppo e a incrementare il turismo e il suo indotto.
In sintesi il decreto prevede una proroga delle concessioni in scadenza a fine anno fino al 30 settembre 2027 con possibile dilazione fino al 31 marzo 2028, nuove gare da bandire entro giugno 2027 e indennizzo per i gestori uscenti che sarà pagato dai subentranti e calcolato in base a parametri definiti da un decreto del ministro dei Trasporti da emanare entro il 31 marzo prossimo, concessioni con durata minima di 5 anni e massima di 20.
“Innanzitutto nel testo del decreto si fa genericamente riferimento ‘all’eventuale numero massimo di lotti che possono essere aggiudicati al medesimo offerente’, lasciando spazio a non pochi dubbi sul rischio di concentrazioni, attraverso la possibilità di acquisizioni plurime di concessioni magari da parte di soggetti con grandi disponibilità di capitali, - fa notare il presidente Zane - mettendo in discussione la sopravvivenza delle micro e piccole imprese che hanno, peraltro, un richiamo di attenzione nel testo”.
Inoltre forti perplessità permangono in tema di indennizzi, il cui calcolo riguarderebbe solamente il valore dei beni ammortizzabili e non ancora ammortizzati e che l’equa remunerazione degli investimenti – peraltro negli ultimi anni limitati a causa del clima di incertezza normativa – avverrebbe ad esito di una perizia asseverata senza tener conto dell’avviamento aziendale.
Il presidente del Gruppo di Mestiere Imprese Demaniali di Confartigianato Imprese Veneto poi evidenzia che “sembrano essere scomparsi dal testo sia il diritto di prelazione per il concessionario uscente che il riconoscimento del valore aziendale, elemento importante per l’impresa in generale ma a maggior ragione per il settore balneare, dove è esercitata un’attività d’impresa privata, anche se su suolo pubblico, spesso a gestione familiare, che vive nel territorio e che ha negli anni contribuito alla coesione ed allo sviluppo delle comunità locali”.
“A nostro avviso questi aspetti non vanno trascurati a tutela di chi ha investito, lavorato e contribuito a rendere un territorio più attrattivo. Attraverso l’azione di Confartigianato Imprese – fa sapere Zane – vigileremo affinché, nella fase di conversione parlamentare, si possa intervenire emendando il testo con la riproposizione di questi strumenti di salvaguardia, fondamentali per gli operatori. È compito della nostra associazione, anche a livello regionale, fare richieste e pretendere risposte chiare e concrete, a salvaguardia di tutte le nostre imprese che, in questi anni, hanno investito in infrastrutture ed attrezzature e hanno impiegato migliaia di operatori, per rendere i servizi più innovativi e al passo coi tempi e che si distinguono come realtà che hanno “fatto scuola” a livello europeo negli ultimi 60 anni”.
In Veneto si stimano 633 concessioni demaniali, che interessano circa 3.400 imprese. Tra queste anche mini-concessioni come pontili, pali per legare le barche, capanni in laguna, chioschi e campeggi. Nel litorale se ne contano circa 370.
Se guardiamo, invece, ai dati di fonte camerale, e riferiti, al solo codice Ateco 93.29.20 “Gestione di stabilimenti balneari: marittimi, lacuali, fluviali” in Italia si registrano 7.244 imprese, di cui 113 in Veneto.
“Fondamentale ora è che vengano redatti in modo ottimale i Bandi da parte dei Comuni e deli Enti Locali coinvolti: dovrà essere garantita la più ampia partecipazione, dovranno poter concorrere tutti gli operatori del settore. Diversamente a trarre vantaggio da questa operazione potrebbero essere solo gli operatori alberghieri, i titolari di quegli hotel di riviera che vincolano l’accesso agli stabilimenti solo ai loro ospiti – conclude Zane – Confartigianato a livello nazionale e a livello locale dovrà essere coinvolta nel processo di stesura dei bandi e farà la sua parte per portare il contributo delle imprese associate”.