“La congiuntura d’autunno preoccupa, e molto. Pesano come macigni le incertezze relative al prolungarsi della guerra in Ucraina ed il protrarsi del conflitto in Medio Oriente (giunto al primo mese di scontri). Instabilità geopolitiche che si innestano in un quadro allarmante dato dalla recessione tedesca, la frenata dell’economia cinese e le politiche economiche deflazionistiche. Apparentemente, a tenere a galla gli affari della nostra produzione manifatturiera, è ancora l’export che, in Veneto, tiene e punta -dopo aver fatto registrare nei primi sei mesi quasi 41 miliardi di vendite di prodotti- a superare gli 80 miliardi a fine anno. Ma dobbiamo fare attenzione ad alcuni segnali”. Lo afferma Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto che precisa: “il conflitto Israelo – Palestinese, ad esempio, coinvolge e destabilizza un’area verso la quale le nostre imprese sono particolarmente esposte. Da qui parte il 17,4% dell’export italiano verso Israele, l’11,4% di quello verso i territori palestinesi ed il 12,5% di quello verso i territori potenzialmente coinvolti dal conflitto (Arabia saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran e Libano). Si tratta di quasi di 1 miliardo di euro (987 milioni) solo nel 1° sem. ‘23 concentrato soprattutto in Macchinari e apparecchiature n.c.a (25,8%), Prodotti delle altre industrie manifatturiere (strumenti/forniture mediche e gioielleria 13,9%) e Apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (9,1%)”.
“Una seconda fetta di mercato a rischio -ammette preoccupato Boschetto- che si aggiunge a quella in forte contrazione, dopo oltre un anno di guerra, di Russia ed Ucraina. Stiamo parlando di circa tre miliardi di euro realizzati in particolare da settori ad altra densità di piccole e medie imprese. Ma non solo. C’è un ulteriore preoccupazione -sottolinea Boschetto-, l’escalation dei prezzi alla produzione ha portato ad una crescita in valore delle esportazioni pari a +3,1%, a fronte però di una riduzione delle quantità pari al -9,0%. Una dinamica che ha colpito ben 5 settori di estrema importanza: -16,8% il calo dei prodotti delle altre attività manifatturiere, -11,5% in quelli tessili, abbigliamento e calzature e –7% per apparecchi elettrici”.
“Non dobbiamo dimenticare infine – ricorda il Presidente- che l’instabilità geopolitica espone a rischi i tre quarti delle forniture di energia dell’Italia. Anche dopo la riduzione della dipendenza dalla Russia persistono rischi sulla sicurezza energetica dato che il 73,6% dell’import di petrolio greggio e gas proviene da paesi che potrebbero essere coinvolti da una escalation del conflitto in Medio Oriente o classificati come ad alto rischio geopolitico”.
“Non possiamo fare molto per le crisi internazionali -conclude Boschetto- ma è necessario attrezzarsi per avere delle soluzioni alternative. Per questo chiediamo a gran voce una svolta nelle politiche ambientali ed energetiche, puntando sulle fonti alternative e pulite per ridurre i costi a carico delle nostre aziende che nell’ultimo anno (tra giugno 2022 e giugno 2023) hanno speso per l’elettricità il 35,6% in più rispetto alla media dei competitor dell’Eurozona e il 31,7% in più per il gas. Come? Eliminando la burocrazia che, ad esempio, ostacola la creazione delle Comunità Energetiche e sbloccando gli incentivi, come quelli per favorire l’autoproduzione di energia che sono previsti nei progetti non attuati del Pnrr. Ma la transizione energetica e ambientale si realizza anche con nuove politiche formative, visto che le piccole aziende lamentano la difficoltà a trovare -solo in Veneto- ben 80mila lavoratori con un alto profilo di competenze green sui 150mila ricercati (il 52,9%) uno dei valori più alti in Italia”.