Il Giro d’Italia da sempre unisce non solo gli appassionati di ciclismo, ma anche semplici curiosi e amanti di questa competizione sportiva e coloro che, della due ruote, ne ha fatto uno stile di vita. La bicicletta rappresenta per molti un simbolo di libertà, di contatto con la natura, del vivere sano e oggi un impegno a favore della sostenibilità ambientale.
Il Giro d’Italia ha consentito la nascita di aziende di produzione che hanno investito in ricerca e innovazione per soddisfare la domanda di biciclette sempre più performanti e competitive. Non a caso l’intera filiera del Made in Italy è riconosciuta come un’eccellenza a livello europeo e mondiale che conta 3.351 imprese con 8.099 addetti.
Il cuore trainante è rappresentato da quelle 1.961 aziende artigiane (il 58,5% del totale), che si sono specializzate nella componentistica e accessori, mantenendo saldo il loro valore insostituibile di conservazione della tradizione locale e della qualità e unicità del prodotto.
Il Veneto tira la volata della produzione al secondo posto per numero di imprese, dietro solamente alla Lombardia: sono 513 imprese che impiegano 2.314 addetti, di cui il 63% artigiane.
Oggi però qualcosa sta cambiando sull’andamento di mercato, rispetto al boom del post pandemia. E la fascinazione del Giro d’Italia non è più sufficiente.
La passione per la bicicletta sta subendo infatti una leggera flessione, un’inversione di tendenza nonostante si siano attivate politiche ambientaliste e di incentivazione alla mobilità sostenibile, registrando a livello nazionale nel 2023 una battuta d’arresto del 29% per le tradizionali e del 23% delle e-bike elettriche, con un volume d’affari di 2,6 miliardi di euro contro i 3,2 dell’anno precedente, anche se gli effetti sulla filiera si vedranno nei prossimi mesi del 2024.
Ma se la produzione segnala una leggera crisi, a reggere è tutto il comparto delle riparazioni e della componentistica e degli accessori, rappresentato principalmente da piccole realtà con meno di 10 dipendenti.
Secondo i dati regionali elaborati da Confartigianato Imprese Veneto, su dati Unioncamere – Infocamere, si è infatti allargata la forbice tra le aziende di fabbricazione e quelle di riparazione. Mentre le prime hanno subito dal 2018 ad oggi un calo di numero nel registro imprese anche nel periodo post pandemia caratterizzato da incentivi fiscali e bonus, le aziende di riparazione hanno invece evidenziato un aumento nel numero, segno di una crescita della domanda.
Chi va in bicicletta, preferisce aggiustarla che comprarne una nuova.
A registrare un aumento di fatturato è la produzione di biciclette da corsa di alta gamma, che ha sostenuto il mercato grazie soprattutto all’export. Il Made in Italy dunque è una garanzia di qualità, ricerca e tecnologia.
“Il comparto manifatturiero della bicicletta in Italia è sempre stato un’eccellenza a livello europeo e le aziende venete hanno sempre primeggiato sia per la produzione che per la componentistica – spiega il presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto -. Il fatto che stia vivendo un periodo di stallo, se non addirittura di crisi, nonostante la spinta delle politiche a favore della mobilità sostenibile, dovrebbe far riflettere sulla necessità di modificare alcune linee di incentivazione. Non sono più sufficienti i bonus e i contributi per l’acquisto di biciclette elettriche, anche se dai dati il crollo delle vendite è meno evidente. Se non vogliamo disperdere questo patrimonio italiano e veneto di tradizione dobbiamo iniziare a invertire l’approccio delle politiche sulla mobilità, incentivando non tanto l’acquisto ma il suo utilizzo, attraverso l’implementazione delle zone a traffico limitato nei centri urbani, delle piste ciclabili di collegamento con la periferia e favorendo percorsi in sicurezza per i ciclisti”.
Tutto questo, per Confartigianato Imprese Veneto, contribuirebbe a sostenere il settore della bicicletta che fortunatamente ancora regge grazie a quel microcosmo di aziende che compongono la maggior parte della filiera. “Chi veramente oggi sta invertendo la rotta sono gli artigiani di riparazione e manutenzione – continua Boschetto – segno di una tendenza non più all’acquisto di un mezzo nuovo, molto spesso non alla portata di tutti, ma alla riparazione dell’usato, Il consumatore medio tende a comprare solo beni di prima necessità e a risparmiare sul cosiddetto “superfluo, non necessario”. Ecco, bisogna rendere la bicicletta indispensabile per gli spostamenti, come mezzo di trasporto economico, salutare, non inquinante”.