LAVORO E CALDO ESTREMO, CONFARTIGIANATO VENETO: “CLIMA STA CAMBIANDO, SERVE RIPENSARE I CONTRATTI ANCHE IN FASE DI APPALTO PER TUTELARE SIA LE IMPRESE CHE I LAVORATORI”
"La salute dei lavoratori è e deve restare la priorità assoluta. Nessuno meglio di noi artigiani, che lavoriamo ogni giorno fianco a fianco con i nostri operai, conosce le difficoltà di chi opera sotto il sole cocente o in condizioni climatiche sempre più estreme. Per questo, misure di tutela come lo stop ai cantieri nelle ore più calde sono comprensibili e condivisibili. Tuttavia, è altrettanto vero che questo blocco tra le 12.30 e le 16 avrà un impatto importante sulle nostre imprese, generando costi, rallentamenti e complicazioni nella gestione delle commesse. Serve un approccio più ampio e strutturale: non basta fermarsi, bisogna ripensare i contratti, anche in fase di appalto, l'organizzazione del lavoro e gli strumenti a tutela sia della salute dei lavoratori che della sostenibilità economica delle imprese."
Confartigianato Imprese Veneto commenta l’ordinanza della Regione Veneto che, in ragione delle ondate di calore previste per i prossimi giorni, impone lo stop ai lavori per chi è esposto al sole nelle ore più calde della giornata, aggiungendo però una riflessione sulla necessità di rimettere mano ai contratti e ai processi produttivi. Anche in fase di appalto è necessario che ci sia un richiamo alla corresponsabilità del committente affinchè i costi non ricadano sempre solo sulle imprese.
“La misura per Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto, risponde a una necessità reale e urgente, quella di tutelare la salute dei lavoratori e imprenditori artigiani esposti a rischio di colpo di calore. Tuttavia, un blocco rigido degli orari rischia di penalizzare le piccole imprese, che già oggi fanno i conti con ritmi serrati, scadenze contrattuali, noleggio attrezzattura, e una cronica carenza di manodopera. In molti casi, le imprese avevano già adottato autonomamente accorgimenti per lavorare in sicurezza: orari flessibili, idratazione continua, pause supplementari, zone d’ombra nei cantieri.” Dobbiamo accettare che il clima sta cambiando e così dovremmo ripensare anche le regole del lavoro” - conclude il Presidente.
La categoria auspica che il Protocollo che verrà firmato oggi tra il Ministero del Lavoro e le parti sociali terrà conto anche delle necessità delle imprese.
Secondo l’associazione sarebbe serve un approccio “a geometria variabile”, che lasci margine di adattamento alle specifiche situazioni operative: “Non tutti i cantieri sono uguali – spiega Thomas Fantin, Presidente Federazione Edilizia di Confartigianato – né per esposizione al sole né per tipologia di lavorazioni. E’ importante che venga lasciata la possibilità alle imprese di organizzare il lavoro in modo flessibile, soprattutto nei casi in cui esistano condizioni alternative più sicure. Ad esempio, laddove sia possibile spostare le attività all’interno o in aree ombreggiate e ventilate, i datori di lavoro dovrebbero essere messi nelle condizioni di proseguire il lavoro in sicurezza, senza fermare del tutto i cantieri. La sicurezza non deve mai essere un’opzione - continua Fantin - ma nemmeno può trasformarsi in un blocco totale delle attività quando esistono soluzioni praticabili. Occorre quindi che le ordinanze prevedano margini di adattamento, valutando caso per caso, e che i controlli tengano conto delle misure alternative adottate dai datori di lavoro.
Confartigianato ricorda che è prevista la possibilità di richiedere la cassa integrazione per le imprese artigiane edili quando la temperatura supera i 35 gradi percepiti e fare ricorso ai fondi FSBA per gli altri settori a fronte di eventi naturali particolarmente rilevanti.
Si ricorda, in conclusione, che l’inadempienza comporta anche un rischio penale per le imprese.