L’EXPORT MANIFATTURIERO VENETO PUNTA AI BALCANI

L’EXPORT MANIFATTURIERO VENETO PUNTA AI BALCANI

Nei primi nove mesi del 2024, il Veneto ha esportato prodotti manifatturieri per un valore complessivo di 57,6 miliardi di euro, pari al 13,1% del totale nazionale. Nonostante il mantenimento della terza posizione nel ranking italiano, i dati evidenziano una flessione significativa rispetto allo stesso periodo del 2023 (-2,9%), superando il calo medio nazionale (-0,8%) e quello delle altre due principali regioni manifatturiere: Lombardia (-1,2%) ed Emilia Romagna (-1,5%).

La crisi tedesca si conferma una delle principali cause della contrazione: la Germania, primo mercato di sbocco veneto, ha registrato un calo del -7,5%. Altri mercati tradizionali come Francia (-1,4%) e Spagna (-0,6%) hanno subito flessioni, così come gli Stati Uniti (-4,8%).

"Il quadro attuale è preoccupante – commenta il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto – ma mostra anche segnali positivi che meritano di essere colti come evidenze di strategia imprenditoriale interessante. I mercati tradizionali sono sotto pressione, ma le nostre imprese sembra che non stiano alla finestra, ricercando altri sbocchi e mercati che stanno aprendo nuove prospettive".

Tra le aree in espansione spiccano infatti i Balcani, che rappresentano il 6,8% delle esportazioni regionali. La Turchia (+5,9%), la Grecia (+8,5%) e l’Albania (+10,4%) hanno trainato la crescita complessiva del +2,4% nell’area. Anche gli Emirati Arabi Uniti (+16,9%) sono un riferimento importante per l’export delle aziende venete e la Cina (+4,2%) resta ancora un mercato di riferimento.

"Le imprese venete devono guardare alla Penisola Balcanica non solo come un mercato di sbocco – sottolinea il Presidente – ma come un’opportunità di collaborazione economica e investimento strategico".

Molti settori chiave dell’economia veneta hanno registrato contrazioni: metallurgia (-11,9%), articoli in pelle (-8,9%) e macchinari (-3,4%). Tuttavia, alcuni comparti hanno segnato una crescita positiva, come quello alimentare (+3,7%) e delle bevande (+7,9%).

Particolare attenzione va dedicata ai settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese (MPI), che rappresentano il 42,7% dell’export totale e hanno mostrato una flessione relativamente più contenuta (-2,3%). Prodotti alimentari e articoli in pelle rimangono i pilastri di questo segmento, ma con differenze significative nelle performance.

"Una delle principali leve su cui puntare è quindi la diversificazione dei mercati – sostiene Boschetto -. Troppe imprese venete dipendono ancora da pochi mercati tradizionali, come Germania e Francia, e risentono fortemente delle difficoltà economiche di questi Paesi. Esplorare nuove aree geografiche, come i Balcani, l’Asia o il Medio Oriente, può rappresentare una valida soluzione per ridurre i rischi e ampliare le opportunità commerciali. Un’altra strada da percorrere è quella di riportare in Italia alcune fasi produttive che erano state delocalizzate. Questo approccio permetterebbe di accorciare le filiere produttive, migliorando la qualità e il controllo sui prodotti. L’Italia mi sembra si stia muovendo bene nella politica delle relazioni internazionali, aprendo a nuove collaborazioni, ma la strategia dovrebbe, a mio avviso, essere più europea nel creare partnership strategiche. Per quanto riguarda il Veneto nello specifico, Confartigianato continuerà a spingere e incentivare gli investimenti in digitalizzazione e innovazione, strumenti indispensabili per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e rispondere in modo più rapido e flessibile alle esigenze del mercato”.