MANOVRA FINANZIARIA: PER L’EDILIZIA ARTIGIANA LUCI E OMBRE

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Confartigianato Imprese Veneto: «Bene alcuni interventi, ma preoccupano il ridimensionamento degli incentivi e le incertezze su appalti e Piano Casa a cui sono tolti 100milioni». In Veneto il settore conta 40.000 imprese artigiane edili pari al 40% delle
MANOVRA FINANZIARIA: PER L’EDILIZIA ARTIGIANA LUCI E OMBRE

MANOVRA FINANZIARIA: PER L’EDILIZIA ARTIGIANA LUCI E OMBRE

Confartigianato Imprese Veneto: «Bene alcuni interventi, ma preoccupano il ridimensionamento degli incentivi e le incertezze su appalti e Piano Casa a cui sono tolti 100milioni». In Veneto il settore conta 40.000 imprese artigiane edili pari al 40% delle imprese artigiane registrate con un saldo positivo di almeno 680 unità tra il 2023 e il 2024 anche grazie alla spinta Superbonus .

La manovra finanziaria presenta luci e ombre per il settore delle costruzioni. È il giudizio espresso dalla Federazione edilizia di Confartigianato Imprese Veneto che guarda alle misure approvate con attenzione ma anche con una crescente preoccupazione per le prospettive future dell’edilizia, in particolare sul fronte delle ristrutturazioni.

Gli artigiani si chiedono se si potesse fare di più, soprattutto in un comparto che negli ultimi anni ha dimostrato di essere un volano economico e occupazionale fondamentale per il territorio. Tra gli interventi più rilevanti della manovra figurano le detrazioni IRPEF per l’edilizia: 50% per le spese relative all’abitazione principale e 36% per le altre tipologie di immobili. Percentuali che, tuttavia, scenderanno ulteriormente al 36% e al 30% nel 2027, proprio alla vigilia del recepimento della normativa europea “green” sull’efficienza energetica degli edifici, che imporrà il raggiungimento almeno della classe energetica D.
“Percentuali così ridotte – sottolinea Thomas Fantin, presidente della Federazione edilizia Confartigianato Imprese Veneto  – rischiano di frenare in modo significativo il mercato delle ristrutturazioni, proprio quando cittadini e imprese saranno chiamati a investire per adeguare il patrimonio edilizio agli standard ambientali europei”.

Altro nodo critico riguarda l’introduzione di un prezziario nazionale per gli appalti pubblici, misura che ha già suscitato perplessità da parte della Conferenza delle Regioni. Molte amministrazioni regionali stanno infatti aggiornando i propri prezziari, strumenti che tengono conto delle specificità territoriali, dei diversi costi dei materiali e della posa in opera.
“La preoccupazione – evidenzia il settore costruzioni – è che un prezziario nazionale fatichi a rappresentare fedelmente la complessità dei territori italiani. A questo si aggiunge l’incertezza legata al necessario decreto ministeriale attuativo, che rende ancora poco chiari tempi e modalità di applicazione della nuova regolazione dei prezzi nelle gare pubbliche”.

Per quanto riguarda il Piano Casa, le ombre prevalgono sulle luci. Le risorse previste – 100 milioni di euro per il 2026 e 100 milioni per il 2027 – risultano infatti ridimensionate rispetto alle previsioni iniziali, che ammontavano a 300 milioni. La riduzione è legata alla mancata realizzazione di alcune operazioni di risparmio sulla spesa pubblica che avrebbero consentito di liberare ulteriori fondi.
“Si parla della possibilità di integrare queste risorse con fondi europei – osserva Confartigianato – ma sarà decisivo capire se il sistema Paese sarà in grado di intercettarli concretamente tra il 2026 e il 2027 per rendere davvero efficace il Piano Casa”.

Nel complesso, la posizione di Confartigianato Imprese Veneto – Settore Costruzioni è attendista e valuta la manovra in modo prudentemente positivo, ma con una richiesta chiara al Governo: “Non si può continuare a privare gli artigiani di opportunità di lavoro. Se da un lato si riducono gli incentivi alle ristrutturazioni, dall’altro non va dimenticato che negli anni sono aumentati i vincoli sul consumo di suolo e sulla costruzione di nuovi edifici”.

Sulla manovra nel suo complesso si è espresso anche il Presidente di Confartigianato imprese Veneto Roberto Boschetto: “È una buona notizia l’eliminazione dei limiti alla compensazione dei debiti previdenziali e contributivi con i crediti fiscali così come la correzione di una norma che avrebbe penalizzato i contratti collettivi dell’artigianato, rinnovati puntualmente nel 2024 e con aumenti salariali previsti anche per il 2026 (evitare la detassazione di quegli aumenti sarebbe stato un messaggio sbagliato verso chi rispetta le regole); positivo anche il rifinanziamento della Nuova Sabatini, considerata da Confartigianato uno strumento essenziale per sostenere gli investimenti delle micro e piccole imprese, insieme alla rimodulazione delle aliquote IRPEF, alla proroga delle detrazioni fiscali per la riqualificazione edilizia e ai contributi per il settore manifatturiero, delude, invece – avverte il presidente di Confartigianato Imprese Veneto – la copertura parziale e insufficiente dell’overbooking di Transizione 5.0: è l’occasione mancata di questa manovra. Critico il giudizio anche sull’introduzione di una ritenuta di acconto nelle transazioni tra imprese e sull’aumento delle accise sul gasolio: “sono misure – afferma Boschetto – che vanno nella direzione opposta rispetto al sostegno alla liquidità e alla riduzione dei costi di produzione”.