NUCLEARE, CONFARTIGIANATO VENETO: «NO BATTAGLIE IDEOLOGICHE DEL PASSATO, L’ENERGIA È UN BENE COMUNE»
Boschetto: «I benefici devono arrivare a imprese, famiglie e territori. Il costo dell'immobilismo ricade su tutti, mentre i benefici dell'innovazione devono essere condivisi da tutti.»
Superare le contrapposizioni ideologiche del passato, valutare le tecnologie sulla base delle evidenze e costruire una strategia energetica che metta al centro il bene comune. È la posizione di Confartigianato Imprese Veneto dopo l’approvazione del disegno di legge sul nucleare: una prospettiva da affrontare con pragmatismo, nel rispetto delle norme e delle garanzie di sicurezza, affinché i benefici delle nuove tecnologie si traducano in vantaggi concreti non soltanto per le imprese, ma anche per le famiglie e i territori.
I numeri del caro energia rendono evidente la posta in gioco. In Veneto, le micro e piccole imprese pagano l’elettricità 376 milioni di euro in più rispetto a quanto spenderebbero applicando i prezzi medi dell’Unione europea. È il secondo maggiore extracosto regionale dopo la Lombardia e rappresenta il 10,2% dei 3,67 miliardi di euro pagati complessivamente in più dalle MPI italiane rispetto alla media europea. Anche per le famiglie il conto è pesante. Tra febbraio e agosto 2026, in Veneto la spesa aggiuntiva per elettricità, gas e altri combustibili domestici ha raggiunto 216 milioni di euro, a fronte di un aumento cumulato dei prezzi del 14,8%, il più elevato tra le regioni italiane. «L’energia è una questione economica e sociale che riguarda tutti. I costi elevati pesano sulla competitività delle nostre imprese, ma incidono anche sui bilanci delle famiglie. Per questo il confronto sul nucleare non deve ridursi a uno scontro tra favorevoli e contrari come è stato in passato, dobbiamo chiederci quali soluzioni possano garantire energia sicura, stabile e a costi sostenibili, nell’interesse dell’intera collettività», afferma Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. «Per troppo tempo le contrapposizioni ideologiche hanno rallentato le scelte energetiche e industriali europee. Anche quando sono mosse dalla volontà di tutelare l’ambiente, le posizioni contrarie alle nuove tecnologie non possono prescindere dall’evoluzione scientifica e dalle opportunità che l’innovazione offre. Oggi abbiamo strumenti tecnologici diversi rispetto al passato: dobbiamo valutarli sulla base delle evidenze, delle garanzie di sicurezza e della loro capacità di contribuire a un sistema energetico più sostenibile. La tutela dell’ambiente e il progresso tecnologico non sono obiettivi contrapposti». Per Confartigianato Veneto, l’apertura al nucleare deve quindi tradursi in un percorso concreto, nel quale il rispetto delle norme ambientali e di sicurezza sia accompagnato da un confronto trasparente con le comunità interessate. Un aspetto particolarmente importante nel caso in cui venissero realizzati nuovi impianti, compresi i piccoli reattori modulari. «Non possiamo pensare che i territori siano chiamati semplicemente a ospitare nuove infrastrutture. Le comunità devono essere coinvolte nelle decisioni e poter contare su benefici concreti.
Chiediamo al Governo di prevedere, per i territori interessati, strumenti di compensazione, agevolazioni e investimenti in infrastrutture e servizi. Il nucleare – continua Boschetto - deve essere pensato come un bene comune. Se può contribuire a rendere l’energia più accessibile e a ridurre la nostra esposizione alle tensioni dei mercati, il vantaggio deve riguardare tutti: le imprese, che hanno bisogno di condizioni competitive per investire e creare lavoro; le famiglie, che devono poter contare su bollette sostenibili; i territori, che devono vedere riconosciuto il proprio contributo. Non si tratta soltanto di produrre energia, ma di creare le condizioni per uno sviluppo economico e sociale più equilibrato». Da qui l’appello a istituzioni, imprese, associazioni e comunità locali a superare eventuali divisioni e a lavorare in una prospettiva condivisa. Il caro energia non è soltanto un problema di competitività, ma una questione di equità economica e di qualità della vita, il costo dell’immobilismo ricade su tutti mentre i benefici dell’innovazione devono essere condivisi da tutti.