Le imprese di autoriparazione in questi giorni boccheggiano e non per colpa dell’afa. In prossimità delle partenze per le vacanze, gli automobilisti si precipitano all’ultimo minuto dai meccanici di fiducia per fare un check up ai propri mezzi prima di partire per il viaggio. Il problema si presenta quando una semplice messa a punto del mezzo si trasforma in una vera e propria “rianimazione”.
“Siamo tornati indietro di 15-20 anni – afferma il presidente della Federazione dei Meccatronici e Autoriparazioni di Confartigianato Imprese Veneto Massimo Ruffa -. In passato gli automobilisti erano più attenti e organizzati, si preoccupavano maggiormente di tenere sempre revisionato e in ordine il proprio veicolo. Oggi invece si riducono all’ultimo minuto a controllare l’auto e ci costringono a turni di lavoro massacranti e talvolta a non riuscire a soddisfare i clienti nei tempi richiesti. Il parco auto che ci si presenta in officina è molto datato, con mezzi che, dopo anni di mancata manutenzione, hanno spesso bisogno di interventi importanti che necessitano di molta manodopera e professionalità. Senza contare che talvolta ci si presentano difficoltà col reperimento dei pezzi di ricambio che non dipendono da noi. Ci sono casi in cui gli automobilisti si rivolgono alle officine anche dopo un mese che la spia motore segnala un guasto. A luglio e agosto prima dello stop di ferragosto non riusciamo sempre a soddisfare tutte le richieste di intervento che ci arrivano in massa”. Il parco mezzi prevalente è ancora quello delle auto a benzina o a gasolio con più di 10 anni, ma va considerato che iniziamo a ricevere richieste di interventi anche per auto ibride ed elettriche. “Le autofficine nel trambusto di questo periodo talvolta non dispongono degli spazi adeguati per poter intervenire anche su veicoli elettrici, si pensi a coloro che operano nei grossi centri cittadini, per i quali servono aree dedicate per poter operare in sicurezza che in questi giorni di affollamento si faticano a trovare – spiega Ruffa -. Inoltre quando operiamo con certi veicoli c’è bisogno del tempo adeguato da dedicarci, una corretta percezione del rischio, servono modalità e processi di intervento molto precisi, competenze specifiche. A rischio c’è l’incolumità nostra e dei nostri dipendenti. Molte officine chiuderanno se non inizieranno a fare i conti con queste problematiche”.
Il settore della meccatronica rappresenta un segmento importante della “filiera auto”. A livello nazionale sono oltre 151 mila le imprese del settore; di queste, oltre il 37% sono imprese artigiane (56.480 in valori assoluti). In Veneto si contano 10.441 imprese del settore, di cui 4.385 sono artigiane (42%) che pesano per il 7,8% sul totale nazionale.
Un settore che occupa nel settore artigiano oltre 133 mila addetti a livello nazionale e 12.307 nella nostra regione. Sul fronte del mercato del lavoro, nel 2023 a livello nazionale erano previste 36.330 nuove entrate di lavoratori artigiani del settore, di cui il 71% di difficile reperimento. Nel 55% dei casi si richiedono competenze green, così come non è trascurabile una discreta competenza nell’applicazione di tecnologie 4.0. In Veneto (previste 3.110 nuove entrate) la difficoltà di reperimento sale 74%: nel 66% dei casi la motivazione è legata alla mancanza di candidati e nel 21,1% ad una preparazione inadeguata.
IL PROBLEMA DELLA MANODOPERA – Confartigianato Imprese Veneto spinge per un’Accademia delle Professioni
“Questa è una nota dolente del settore – denuncia il presidente Ruffa – perché non riusciamo a trovare personale specializzato. In questo periodo estivo di carico di lavoro abbiamo bisogno di manodopera ancor più qualificata perché non ci si può permettere il minimo errore. Abbiamo la responsabilità di intere famiglie che si mettono in viaggio. I giovani sono da formare e non possono essere pronti per eseguire in autonomia un lavoro di straordinaria manutenzione, è troppo rischioso. Purtroppo esiste un gap incolmabile tra scuole professionali e mondo del lavoro. Gli istituti professionali non garantiscono una preparazione adeguata”. E anche gli Its (Istituti Tecnici Superiori) non sembrano essere funzionali alle imprese artigiane. “Chi esce da questi corsi biennali di specializzazione preferisce andare a lavorare in aziende più strutturate o in concessionarie – fa notare il presidente della Meccatronica di Confartigianato Imprese Veneto – piuttosto che nelle piccole aziende. Per questo stiamo spingendo anche con il Governo e il Ministero per un’Accademia delle Professioni, affinché si organizzino corsi triennali che sappiano creare un sistema duale tra scuola e mondo del lavoro. I giovani sono sempre meno e ce li contenderemo, finendo per alimentare un meccanismo di speculazione economica rispetto ad una ricerca di professionalità”.
Quale dunque la soluzione per risolvere il problema del mismatch tra domanda e offerta ancora più serio in questi periodi? Per Confartigianato Imprese Veneto l’unica via percorribile è quella di legare meglio il mondo della scuola con quello del lavoro e strutturare le mpmi. “Dobbiamo diventare più attrattive, anche per i giovani, promuovendo la cultura dell’artigianato come forma di investimento per il futuro, altrimenti le nostre esperienze e conoscenze moriranno con noi e continueremo ad essere sempre in affanno.”