“Oggi il Piano Transizione 5.0 ci auguriamo che consenta di far partire nuovi investimenti, ancora in digitalizzazione e in efficientamento energetico”. Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto è fiducioso.
Anche perché in precedenza, la misura "Transizione 4.0" si è rivelata uno strumento importante. Sempre sul piano della digitalizzazione e dell'innovazione delle imprese.
In Veneto, una regione con un tessuto imprenditoriale molto dinamico e composto in gran parte da piccole e medie imprese (PMI), gli effetti della precedente 4.0 sono stati significativi e la leva del credito d’imposta sembra aver funzionato. Le imprese venete hanno intensificato gli investimenti in tecnologie digitali, come l'automazione industriale, l'intelligenza artificiale e l'Internet of Things. Questo ha permesso alle aziende di migliorare l'efficienza produttiva e di ottimizzare i processi operativi, di rafforzare la competitività delle imprese venete sui mercati internazionali, di migliorare la qualità dei prodotti, ridurre i tempi di produzione e rispondere più rapidamente alle esigenze dei clienti.
“Questa nuova misura era attesa dalle imprese – afferma il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto - perché destina risorse per beni strumentali sotto forma di credito di imposta e per la formazione per un totale di circa 12,7 miliardi di euro a valere su 2024-2025. Peraltro siamo convinti che la vera sfida per tornare ad essere competitivi sia proprio quella della digitalizzazione. Abbiamo accumulato un certo gap negli anni ‘90 e 2000. Il Pil veneto per abitante, al netto dell’inflazione e a parità di potere di acquisto, negli ultimi vent’anni è aumentato in Italia di appena il 2,2% a differenza di altri Paesi che hanno saputo sfruttare maggiormente i vantaggi offerti dalle nuove tecnologie. Di qui la necessità di recuperare il terreno perduto in campo digitale, in primis, che all’estero ha fatto la differenza”
Secondo Confartigianato Imprese Veneto questo strumento può essere un traino per nuovi investimenti, “in un momento particolarmente delicato proprio su questo segmento, dove costo del denaro, incertezza geopolitica, tassi di interesse elevati e stop al superbonus hanno prodotto un rallentamento dell’economia e incertezza generale – fa notare Boschetto -. È fondamentale non innalzare barriere di accesso penalizzanti per le piccole imprese e che non sia stata prevista alcuna soglia minima di investimento per accedere al credito d’imposta. Lo strumento dovrà essere semplice e confidiamo che le imprese abbiano il tempo necessario per pianificare le proprie attività”.
Positiva anche la possibilità che la riduzione dei consumi connessa all’investimento possa riguardare non solo l’intera unità produttiva ma anche il singolo processo. “In questo modo il progresso, l’adeguamento alle normative europee in tema di politiche green, la crescita della competitività – sostiene il presidente Boschetto – saranno opportunità per tutti. Del resto il 96,7% delle imprese che realizzano il made in Italy e lo esportano nel mondo sono micro e piccole, creano il 46,7% dell’occupazione complessiva e producono il 40% del valore aggiunto. È su queste che bisogna puntare e garantire incentivi e sostegno per dare nuovo vigore alla nostra economia, sono le realtà meno strutturate che continuano a manifestare le principali difficoltà in materia di accesso e che vanno supportate con iniziative alla loro portata. Aziende in salute e che investono generano ricchezza diffusa che rende moderni e attrattivi i territori anche per le nuove generazioni”. “Condividiamo in tal proposito l’attenzione riservata dal piano 5.0 anche alla formazione – conclude Boschetto -. Senza le adeguate competenze le nuove tecnologie non potranno essere valorizzate per consentire alle imprese di fare il tanto atteso salto di qualità”.