RIFORMA ARTIGIANATO, BOSCHETTO: «CRESCERE NON PUÒ SIGNIFICARE PERDERE LA PROPRIA IDENTITÀ»
Il presidente di Confartigianato Imprese Veneto: «È anacronistico pensare che un’impresa artigiana debba fermarsi a 19 dipendenti. Nessun privilegio, ma regole necessarie per accompagnare la crescita di un artigianato moderno, garantendo concorrenza leale».
«Un’impresa artigiana deve poter crescere senza essere costretta a rinunciare alla propria identità. È anacronistico che un imprenditore che lavora ogni giorno nella propria azienda, investe, assume e sviluppa nuovi mercati debba perdere la qualifica artigiana solo perché supera un determinato numero di dipendenti. La dimensione non può cancellare la natura di un’impresa artigiana che, per definizione, è l’impresa in cui l’artigiano esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare l'attività, svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro nel processo produttivo ».
È il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto, a intervenire nel dibattito sulla riforma della legge quadro dell’artigianato del 1985, dopo le dichiarazioni di Confindustria sui possibili effetti della revisione normativa in materia di concorrenza, occupazione e finanza pubblica.
Il Veneto conta oggi circa 120 mila imprese artigiane. Sono inoltre oltre 21.500 le imprese nella fascia 10-49 addetti: una platea potenziale che evidenzia quanto sia ormai rilevante il tema dell’adeguamento dei limiti dimensionali dell’impresa artigiana.
«La legge che disciplina l’artigianato risale a un contesto economico profondamente diverso da quello attuale. In quarant’anni sono cambiati mercati, tecnologie, organizzazione del lavoro e competenze. Le imprese artigiane si sono evolute, ma la normativa non ha seguito lo stesso passo. Riformare significa riconoscere l’artigianato di oggi, fatto di manualità e creatività, ma anche di innovazione, tecnologia e competenze digitali, e consentire alle imprese di affrontare le sfide del futuro».
Al centro della riforma c’è il superamento degli attuali vincoli dimensionali, con la proposta di arrivare fino a 49 dipendenti, e la possibilità di riconoscere la qualifica artigiana anche alle società a responsabilità limitata.
«Non chiediamo di trasformare qualsiasi impresa in un’impresa artigiana, né di creare corsie preferenziali. Chiediamo di superare rigidità che rischiano di penalizzare le aziende proprio quando dimostrano di saper crescere. Un’impresa non diventa industriale per il solo fatto di assumere nuovi lavoratori, così come non perde il proprio carattere artigiano perché adotta tecnologie avanzate o compete sui mercati internazionali».
Sul tema della concorrenza e dei possibili effetti sulla finanza pubblica, Boschetto invita a distinguere le ipotesi dagli effetti concreti della riforma.
«Le valutazioni su eventuali minori entrate contributive e fiscali devono essere fondate su ipotesi trasparenti e sul testo concreto delle nuove disposizioni. Non è corretto presentare come un effetto certo e automatico della riforma quello che, allo stato attuale, è uno scenario da verificare. Le preoccupazioni sulla concorrenza e sulla sostenibilità del sistema di protezione sociale meritano una risposta seria. Se imprese che operano negli stessi mercati sostengono costi diversi, è legittimo chiedersi come garantire condizioni di concorrenza equilibrate. Ma la soluzione non può essere impedire a un’impresa artigiana di crescere».
«La riforma deve tenere insieme due obiettivi: riconoscere la specificità dell’impresa artigiana, nella quale il lavoro e la partecipazione diretta dell’imprenditore restano centrali, e assicurare regole chiare in materia di contribuzione, contratti e ammortizzatori sociali. Non chiediamo scorciatoie né una riduzione delle tutele dei lavoratori. Chiediamo una disciplina moderna, che consenta alle imprese di svilupparsi senza creare distorsioni concorrenziali».
E proprio sulla crescita Boschetto rilancia il confronto con tutto il sistema produttivo.
«La crescita dell’impresa artigiana dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutto il sistema produttivo, non un terreno di contrapposizione. Se un’impresa artigiana cresce, assume, investe, innova ed entra in nuovi mercati, è un risultato positivo per il territorio e per l’economia nel suo complesso. Anche Confindustria dovrebbe guardare a questo processo come a un elemento di rafforzamento del sistema produttivo italiano. Il confronto deve concentrarsi sulle regole che garantiscono condizioni corrette per tutti, non sulla dimensione oltre la quale un’impresa deve essere costretta a cambiare identità».
«L’artigianato è una parte fondamentale del sistema produttivo veneto e italiano. La Costituzione, all’articolo 45, affida alla legge il compito di tutelarne e svilupparne il ruolo. Una riforma moderna deve quindi tutelarne la specificità, garantire condizioni di concorrenza corrette e consentire alle imprese artigiane di crescere. Perché se la crescita di un’impresa è un valore per tutto il sistema produttivo, deve esserlo anche quando quell’impresa nasce, vive e continua a riconoscersi nell’artigianato».