In occasione della Giornata Internazionale della Montagna, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e giunta alla sua ventunesima edizione, la Vice Presidente Vicario di Confartigianato Imprese Veneto Claudia Scarzanella sollecita l’approvazione in Parlamento del DDL sulla valorizzazione delle zone montane. “Facciamo nostre -afferma- le recenti parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla necessità che divenga finalmente realtà una fiscalità di vantaggio per la montagna, ma -aggiunge- si deve dare attenzione anche all’artigianato! Citato nelle premesse (art.1), il nostro mondo viene infatti “dimenticato” in quelli successivi come ad esempio il 3 (promozione delle zone montane) ed il 12 (incentivi agli investimenti) e 13 (Rifugi di montagna). L’artigianato, anche in montagna, è presidio di comunità grazie ai servizi economici e sociali che eroga. Siamo parte integrante di questi territori e sarebbe un errore strategico non tenerne conto”.
Siamo convinti che, per incidere dove più è necessario e non disperdere risorse, si debba tenere conto dei numeri a partire, ad esempio, da quali potrebbero essere i comuni interessati. La titolarità della classificazione è infatti cambiata nel tempo. Nella nostra indagine “Caratteristiche strutturali e socio-economiche delle aree montane venete- ad esempio, dato che il DDL torna ad affrontare la questione, abbiamo scelto un criterio misto di tre fonti: i comuni montani indicati nell’elenco allegato E della DGR n. 1510 del 2021, quelli indicati dalla L.R. 25/14 e quelli indicato da ISTAT come “Montagna” in base alla altimetria. Ne risulta una lista di 126 comuni veneti (1 su 5) che coinvolgono 4 province per un totale di 409.147 abitanti (8,4% della popolazione veneta). Belluno risulta l’unica provincia totalmente montana, Vicenza segue con il 30% dei comuni montani, Verona con il 19% e Treviso con il 12%.
Stabilito il perimetro di interesse, la nostra analisi si è concentrata su tre macro ambiti: evoluzione demografica, mercato del lavoro e tessuto imprenditoriale e i servizi.
Il primo dato di rilievo è che la popolazione dei comuni montani veneti, tra il 1961 ed il 2022, è scesa di circa 35mila persone pari al -8% (da 445mila a 409mila) ma, nel frattempo, nel resto del Veneto è crescita dal +31% arrivando a 4 milioni 445mila. Una contrazione che si è interrotta tra il 1991 ed il 2011 per poi riprendere con vigore nell’ultimo decennio. Un territorio che non attrae più nemmeno gli stranieri. L’incidenza sulla popolazione è scesa tra il 2011 e il 2021 dal 7,4% al 6,9% e risulta oggi 4 punti percentuali sotto il 10,7% dei comuni non montani.
Per quanto riguarda l’economia, sono quasi 130mila gli occupati nel privato nelle aree montane con un mercato del lavoro che si muove più o meno in linea con il resto della regione (+3,3% negli ultimi 10 anni). Quello che cambia è rapporto tra addetti (del privato) e la popolazione che vede i comuni montani (49,6%) molto al di sotto del 57,7% delle altre aree. Ad una occupazione in crescita fa da contraltare il dato preoccupante della riduzione delle unità locali che è in atto, incessantemente, dal 2012 ad oggi (-7,9%). Un calo più che doppio rispetto a quanto avvenuto nei comuni non montani. Soffrono quindi, in montagna, particolarmente le piccole imprese, quelle con meno di 9 addetti. Tengono invece quelle più strutturate. Anche il reddito medio imponibile per contribuente, pur avendo un andamento crescente simile a quello regionale, dal 2012 al 2019 nei comuni montani si è mantenuto al di sotto circa del -8%.
Dalla nostra indagine emerge anche un problema di economie di scala se si guarda, ad esempio, agli organici di scuola e sanità. Nel primo caso il numero di studenti per dipendente è 2,7 a fronte di una media ragionale di 8,3 e nella sanità ci sono 2.013 residenti per dipendente in montagna contro una media di 6.770. “E’ ovvio -afferma Scarzanella- che l’obiettivo deve essere la razionalizzazione. Ma quando si parla di montagna va posto un occhio di riguardo anche alla fruibilità del servizio. Una scuola, un presidio medico, vanno analizzati caso per caso per decidere con la comunità che ne usufruisce la modalità di evoluzione migliore”.
Infine sul fronte della digitalizzazione, strada obbligata per cittadini e imprese, il territorio montano risulta molto penalizzato per la diffusione di internet. C’è il 7,4% delle famiglie senza internet ed il 60% è sotto la soglia dei 30 Mbps. Solo lo 0,2% ha accesso ad oltre 500 Mbps contro l’8,1% dei comuni non montani. Un gap che preclude non solo le sfide dell’industria e dei servizi (la telemedicina potrebbe ad esempio essere una soluzione che necessità però di banda larga) ma impedisce anche l’obiettivo del telelavoro e della sostenibilità.
Questa fotografia -conclude Scarzanella- ci ha guidati nelle proposte che porteremo ai tavoli nazionali. A partire dalla necessità di guardare all’economia ed alla società nel suo complesso e non solo al tema primario per altro in un territorio in cui l’incidenza della superficie agricola utilizzata su quella totale è, ovviamente, molto bassa. Riteniamo sia necessario accelerare sulla "Strategia per la montagna" e spingere su incentivi, differenziali e approcci innovativi. Noi siamo pronti a passare dalle parole ai fatti”.