Superbonus dalla grande accelerata all’inchiodata. Il rischio è uscire di strada

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Boschetto: “9 miliardi di investimenti hanno prodotto un volano straordinario in 8 settori su 10 per un valore stimato in 20 miliardi. Servono modalità di uscita che attenuino l’impatto”
Superbonus dalla grande accelerata all’inchiodata. Il rischio è uscire di strada

“Se con un auto si accelera di colpo e altrettanto improvvisamente si frena, uscire di strada è quasi garantito”. Usa una similitudine automobilistica Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto per descrivere la grandissima preoccupazione di tutto l’artigianato veneto per come si sta concludendo l’esperienza superbonus 110. In poco più di due anni in regione, l’agevolazione ha cubato oltre 9 miliardi di euro di investimenti per rimodernare ed efficientare 54 mila 302 edifici. La portata di questo investimento dello Stato va ben al di là di questi numeri. È stato un “booster” straordinario che ha prodotto una ricaduta di quasi 20 miliardi a cui aggiungere i 9 diretti. Da una analisi del nostro Ufficio Studi emerge infatti che la produzione e l’occupazione di un significativo numero di settori produttivi dipendono in misura consistente, e in alcuni casi pressoché totale, dall’attività del settore delle costruzioni, che effettua acquisti di beni e servizi da ben l’80% dell’insieme dei settori economici.

“L’edilizia -ricorda il Presidente- è in grado di far girare l'economia (soprattutto locale) e di generare esiti moltiplicativi che hanno ricadute positive sul mercato grazie ad effetti diretti (il settore stesso e tutti quelli che, a monte o a valle, sono ad esso collegati perché forniscono materie prime, semilavorati e servizi), indiretti (la catena di azioni e reazioni indotta dalla produzione del prodotto costruzioni) e indotti (dovuti ai maggiori redditi che alimentano una spesa in consumi finali che a sua volta richiede maggiori produzioni)”.

“Manca un mese e mezzo alla fine dell’anno -afferma-, ed il problema dei cantieri condominiali che rischiano di non essere finiti in tempo (oltre 1.200 quelli non ancora conclusi in regione) potrebbe non essere il più grave. La leva moltiplicatrice, che tanto ci ha agevolato sino ad ora, porterà ad una flessione altrettanto importante una volta che si chiuderà definitivamente il 110% e le conseguenze già si vedono. Stanno frenando bruscamente settori come: Prodotti e materiali da costruzione, Metalmeccanica e Metallurgia, ma anche i produttori di beni durevoli per la casa (Elettrodomestici e Mobili, dopo l’exploit degli anni pandemici) ed il trasporto. Il blocco contro il quale si sta per schiantare l’edilizia -sottolinea- attiverà impulsi negativi che si rifletteranno e si amplificheranno all'interno del sistema economico su moltissimi settori”.

“E’ assolutamente necessario individuare una rapida soluzione alle centinaia di cantieri che, anche in virtù del caos normativo e applicativo dello strumento, non riusciranno a terminare i lavori in tempo utile. E, pur condividendo la necessità di chiudere la stagione del 110% -prosegue- va aperta subito una riflessione seria sul futuro dell’efficientamento degli edifici in Italia, in particolare per le famiglie meno abbienti. Per recuperare i ritardi accumulati è assolutamente necessaria una proroga tale da permettere una conclusione ordinata alla misura, che eviti la perdita improvvisa di centinaia di migliaia di posti di lavoro causata dalla sicura interruzione di migliaia di cantieri che potrebbe derivare dall’insorgere di un enorme contenzioso tra condomìni e imprese e scongiuri la corsa forsennata già in atto per finire i lavori, con conseguente rischio sia per la sicurezza dei lavoratori coinvolti sia per la qualità degli interventi eseguiti. Una proroga limitata per i soli interventi che dimostrino un concreto avanzamento del cantiere potrebbe risolvere tutti questi problemi con un costo contenuto per le casse dello Stato, di gran lunga inferiore a quello del caos sociale e economico che si determinerebbe lasciando invariata la scadenza a dicembre. La Legge di bilancio deve offrire una soluzione concreta a un problema che riguarda da vicino migliaia di lavoratori, famiglie e imprese che in buona fede hanno avviato i lavori e ora rischiano di trovarsi in gravi difficoltà”.

“Infine -conclude Boschetto- guardando ai provvedimenti programmati con la manovra per il 2024, si consideri pure che le imprese del settore saranno penalizzate dall’incremento della ritenuta sui bonifici eseguiti dai propri committenti che intendano sfruttare i bonus fiscali. Quest’ultima, passerebbe dall’8% attuale all’11%. In uno scenario di prossimo futuro, in cui la spinta che ha trainato l’edilizia si attenuerà, ciò porterà ad una contrazione delle disponibilità di cassa delle imprese, che certo non ambiscono a diventare accumulatrici seriali di crediti fiscali”.