VENETO, 10MILA EDIFICI STORICI PRONTI AL RESTAURO. CONFARTIGIANATO VENETO DISEGNA LA MAPPA DEL PATRIMONIO STORICO NON VINCOLATO
Confartigianato Imprese Veneto presenta la ricerca sul mercato potenziale nel patrimonio residenziale e manifatturiero storico non tutelato: 39.300 edifici non vincolati presentano caratteri di pregio architettonico (19% del totale storico), 10.940 necessitano di interventi immediati, 28.360 costituiscono il mercato potenziale nei prossimi anni.
Sono 10.940 gli edifici residenziali storici non vincolati che in Veneto necessitano oggi di interventi di restauro e valorizzazione.
A questi si aggiungono 28.360 immobili di pregio che rappresentano il mercato potenziale futuro, per un totale di oltre 39 mila edifici con caratteristiche architettoniche e costruttive di valore, esclusi dai vincoli ministeriali ma bisognosi di competenze specialistiche.
È quanto emerge dalla ricerca “Il mercato del restauro. Potenzialità di intervento nel patrimonio edilizio storico non sottoposto a vincolo”, realizzata da Smart Land per Confartigianato Imprese Veneto, presentata a Padova.
Lo studio analizza per la prima volta in modo sistematico il patrimonio storico residenziale e manifatturiero costruito prima del 1945 e non sottoposto a vincolo diretto del Ministero della Cultura, con l’obiettivo di quantificare le opportunità di intervento per le imprese artigiane edili e del restauro.
In Veneto un edificio su cinque è stato costruito prima del 1945, si tratta di 206.488 edifici residenziali storici ovvero il 19,5% del patrimonio residenziale totale. Il numero varia a seconda dei territori, Belluno, ad esempio, risulta la provincia con il peso maggiore di edifici storici (il 40% del totale), seguita da Verona e Vicenza. Di questi 55.000 edifici (27%) risultano in stato manutentivo mediocre o pessimo. Secondo i dati del Ministero della Cultura in Veneto gli immobili storici sottoposti a vincolo sono solo 12.500 immobili, circa il 6%, allo stesso tempo si contano 194.000 edifici storici non vincolati. Degli edifici non vincolati la ricerca rivela che 39.300 rilevano caratteri di pregio dei quai il 27,8 % si trova in uno stato che necessita interventi per la sua valorizzazione: si tratta di 10940 edifici pari a circa il 20% del patrimonio storico complessivo in pessimo mediocre stato manutentivo.
I caratteri considerati di pregio che la ricerca ha preso in considerazione sono diversi: elementi decorativi simbolici, paraste, fasce marcapiano o cornici, uso della pietra, mattoni e muratura a vista spesso coperti da intonaci grezzi, presenza di elementi accessori contestuali che rafforzano il carattere storico del complesso, finestre spesso ad arco ribassato con cornici realizzate in pietra, mattoni o semplicemente dipinte; balconcini con ringhiere in ferro o balaustre murarie o in pietra scolpita, ingressi principali spesso con archi a tutto sesto in pietra o mattoni, vista di camini monumentali ben evidenti in facciata.
Accanto al comparto residenziale emerge anche il fronte manifatturiero. Nel 1951 in Veneto erano attivi oltre 3 mila opifici di grandi dimensioni, 48.000 complessivi includendo anche quelli più piccoli; oggi si stimano 2.745 grandi plessi produttivi storici di pregio non vincolati di cui il 22% ha nel corso degli anni perso il carattere originale per sovrapposizioni o demolizioni, il 26% ha già subito interventi di ristrutturazione.
Di questi, 1.432 necessitano di interventi: 881 richiedono ristrutturazioni parziali o totali, mentre 550 si trovano in stato di degrado o abbandono. È la geografia dell’archeologia industriale veneta – mattoni pieni a vista, grandi aperture ad arco, strutture metalliche – che può tornare a essere spazio produttivo, culturale o residenziale.
«Questa ricerca dimostra con numeri chiari che il mercato del restauro non si esaurisce nei beni vincolati», dichiara Thomas Fantin, Presidente della Federazione Edilizia di Confartigianato Imprese Veneto - abbiamo oltre 10.900 edifici pronti per interventi immediati e più di 28 mila che rappresentano il mercato potenziale dei prossimi anni.
Fantin sottolinea come il patrimonio non vincolato rappresenti uno spazio di intervento più rapido e meno burocraticamente complesso, ma che richiede comunque competenze specialistiche: «non si tratta di edilizia generica. Servono artigiani edili con competenze settoriali, capaci di intervenire su materiali storici, su tecniche costruttive tradizionali, su edifici che hanno un’identità precisa».
Per Giorgio Berto, Presidente del Gruppo di Mestiere Restauro di Confartigianato Imprese Veneto, «il patrimonio non vincolato è spesso quello più fragile, perché non gode delle stesse attenzioni dei beni formalmente tutelati e ad oggi risulta potenzialmente non regolato, eppure conserva elementi di pregio che raccontano la storia dei territori. Il restauro diffuso richiede competenze tecniche elevate: se intercettato per tempo, questo patrimonio può essere valorizzato evitando degrado e consumo di suolo.
«Abbiamo voluto mettere insieme due federazioni – Edilizia e Restauro – perché il tema del patrimonio storico non vincolato non può essere affrontato in modo frammentato», dichiara Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto.
«Questa ricerca nasce da una scelta precisa: valorizzare il ruolo della realtà artigiana nella manutenzione e nel recupero del patrimonio storico diffuso. Boschetto sottolinea come l’artigianato rappresenti «il presidio tecnico naturale di questo patrimonio
Oggi su questo segmento si registra una evidente carenza di regole e di indirizzi operativi chiari. Eppure parliamo di quasi 194 mila edifici storici non vincolati solo nel comparto residenziale.
Federico Della Puppa, responsabile area ricerche e analisi di Smartland e curatore della ricerca sottolinea come al di là di là del potenziale complessivo di mercato già oggi bisognerebbe mettere mano con urgenza ad almeno 10.000 edifici, oltre agli storici opifici che risultano abbandonati e potrebbero essere recuperati, quelli monitorati in questi 4 mesi sono almeno 300.
“Noi sosteniamo questo settore in maniera importante, 25 milioni investiti per formare circa 600 addetti – ha dichiarato l’Assessore Regionale a formazione, cultura e competenze, Valeria Mantovan - l’esempio del Veneto è unico nel suo genere, ma dobbiamo però continuare a portare avanti queste politiche e riteniamo importante la formazione delle figure professionali che lavorano accanto ai restauratori come i tecnici settoriali e il dialogo costante tra tutte le professionalità che ruotano attorno al patrimonio storico veneto, in un’ottica anche di prevenzione e conservazione”.
La ricerca ha quantificato anche i beni di interesse culturale con vincolo già ottenuto, che, in Veneto, ammontano a 10.530. A questi si aggiungono ulteriori 120 beni in corso di verifica e 11.744 beni di interesse culturale non ancora verificato, che tuttavia devono sottostare alla disposizione di legge fino alla sua verifica. In totale, considerando le tre casistiche, è possibile stimare pari a 22.400 i beni di interesse culturale vincolati e in corso di vincolo presenti in regione. Il Veneto rappresenta la regione italiana con il numero più elevato di beni vincolati, seguita dalla regione Toscana. Il 22% dei beni vincolati ricade in Provincia di Venezia.
In Italia sono censiti quasi 3 milioni di beni vincolati, mobili e immobili. Di questi quasi 220.000 sono gli edifici soggetti a tutela. In realtà gli edifici potenzialmente assoggettabili a tutela, a seguito di verifica di interesse culturale (VIC), sarebbero molti di più. Il potenziale reale del mercato degli edifici vincolati e vincolabili potrebbe superare i 600 miliardi di euro, come dimostrato dalla ricerca condotta la LIUC per Confartigianato Nazionale Restauro. Ad essi vanno aggiunti quelli che costituiscono il patrimonio storico non sottoposto a tutela, ma che comunque meritano attenzione. Dopo anni di stagnazione, il mercato del restauro degli edifici tutelati ha superato la soglia di 1 miliardo di euro annuo nel biennio 2023–2024, spinto dagli investimenti pubblici legati al PNRR e dal crescente ruolo della committenza privata.
Per Paolo Gasparoli, Presidente nazionale Confartigianato Restauro, presente in Veneto in occasione dell’evento “il nodo centrale è interrogarsi su quale sia oggi la figura professionale più adeguata a intervenire sul patrimonio storico non vincolato. In assenza di regole specifiche – spiega – il rischio è che si intervenga su edifici di valore con criteri puramente edilizi, perdendo qualità e identità. È necessario rafforzare i percorsi formativi e costruire una maggiore consapevolezza condivisa”. Gasparoli indica tre direttrici prioritarie: potenziamento della formazione specialistica, sensibilizzazione delle imprese, coinvolgimento di committenti, tecnici e ordini professionali.