Veneto leader in Italia per Pil, occupazione e propensione ad investire nel digitale

Sottotitolo
"il Veneto è inserito in tutti i processi di globalizzazione, che significa creazione di valore aggiunto, ma non si deve abbassare la guardia".
Veneto leader in Italia per Pil, occupazione e propensione ad investire nel digitale

Il Pil del Veneto nel 2023 ha superato del 5,9% il livello del 2019,  la miglior performance tra le regioni italiane dopo solo la Puglia (+6,1%), avvantaggiata dal buon andamento del turismo.

Ad evidenziarlo Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, intervenuto all’incontro “Il Veneto si racconta” organizzato da Confartigianato Imprese Veneto, in occasione del rinnovo cariche della nuova classe dirigente venerdì scorso a Mogliano Veneto.

Pandemia, guerra in Ucraina, crisi inflazionistica ed energetica, una stretta monetaria mai vista dall’età dell’euro e due crisi del commercio internazionale, una nel 2020, l’altra nel 2023, non hanno quindi frenato la crescita e lo sviluppo del Veneto.

Anche sul fronte del lavoro l’andamento è stato positivo. Le imprese hanno continuato ad investire su un capitale umano stabile, invertendo il paradigma che in un clima di incertezza si assume personale a tempo determinato. “Il Veneto dopo Sicilia e Puglia è la terza regione con il maggior incremento di numero di occupati (+7%) - ha sottolineato Quintavalle -  diventando, nel 2023  leader a livello nazionale per peso dell’occupazione nel settore manifatturiero, superando le Marche”. In vetta alla top 10 delle province italiane a maggior vocazione manifatturiera troviamo Vicenza, con il 40,8% degli occupati nella manifattura; segue in seconda posizione Belluno, con il 40,2%, mentre al settimo posto troviamo Treviso, con il 34,6%.

“Questi dati dimostrano come il Veneto si sia inserito in tutti i processi di globalizzazione – ha detto Quintavalle – che significa creazione di valore aggiunto, ma non si deve abbassare la guardia. L’economia è esposta a perenni incertezze di carattere internazionale e oggi in modo più marcato. Le imprese del Veneto infatti hanno subito la bellezza di 4,8 miliardi di maggiori costi, tra aumento del gas e dell’energia elettrica nel 2022, rialzi dei tassi della BCE e il problema della scarsità di manodopera, che ha ridotto il valore aggiunto delle imprese venete per 1 miliardo e 400 mila euro. La difficoltà di reperimento del personale ha caratteri strutturali, determinati dalla dinamica demografica. Pertanto gli imprenditori, per compensare la carenza di risorse umane, non potranno far altro che investire e  puntare sulla  digitalizzazione per ottenere una maggiore produttività”.

Il Veneto in tal senso è leader in Italia per propensione degli investimenti in digitale, registrando nel 2023 il 70,7% di imprese che hanno imboccando questa strada, ma c’è un problema di carenza di competenze. L’analisi dei dati di Unioncamere e Ministero del Lavoro mette in allerta: nel 2023 sono richieste dalle micro e piccole imprese venete  35mila addetti con elevate competenze  digitali, ma ben 20mila (il 58,6%) risultano  di difficile reperimento.

Attingeremo dal bacino dei lavoratori stranieri, verso i quali ci dovremo organizzare con servizi di accoglienza e formazione. - ha aggiunto il presidente di Confartigianato Imprese Veneto Roberto Boschetto - Per avere manodopera non solo dovremo batterci per percorsi scolastici professionalizzanti, ma soprattutto per una politica a favore della famiglia, delle donne che lavorano e per la creazione di welfare aziendali”.

Ci sono però altre richieste emerse all’incontro di Confartigianato Imprese Veneto per consentire  alle Pmi di restare competitive. “Chiediamo misure strutturali di riduzione della pressione fiscale e semplificazione degli adempimenti burocratici – ha evidenziato ancora Boschetto - un accesso facile a nuovi strumenti di finanza d’impresa, incentivi per ricerca e progetti di innovazione digitale e tecnologica, di transizione ecologica e di internazionalizzazione”.

L’autonomia differenziata appena diventata legge metterà in gioco meccanismi di spesa che si dovranno sincronizzare con le nuove regole europee e Regioni e Comuni subiranno inevitabilmente tagli dallo Stato per far fronte al debito pubblico. “Ecco che allora assumeranno ancora più valore i corpi intermedi – ha concluso il presidente Boschetto – come mediatori tra le difficoltà degli enti pubblici e la spinta dei territori e delle imprese ad investire. Siamo pronti, con la nostra nuova classe dirigente, ad una nuova stagione collaborativa e programmatica, ci proponiamo come interlocutori autorevoli, capaci di indirizzare le scelte politiche future, attraverso la conoscenza del nostro territorio, la capacità di interpretare il cambiamento, pronti a sfidare le transizioni che ci attendono e ad investire in nuove competenze, tecnologie e in ricerca. Ciò che chiediamo è ascolto e considerazione di un valore prima ancora che di una ricchezza che il sistema delle Pmi possono offrire alla crescita economica e sociale per una nuova idea di Paese”.