FINTI ARTIGIANI, DAL 7 APRILE STOP AI FURBETTI. MULTE SALATE PER CHI USA LA DENOMINAZIONE SENZA ESSERE ISCRITTO ALL’ALBO

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Boschetto: “Dopo anni di ambiguità, si chiude la stagione dei ‘furbetti’ e si apre una nuova fase di trasparenza e correttezza del mercato”.
FINTI ARTIGIANI, DAL 7 APRILE STOP AI FURBETTI. MULTE SALATE PER CHI USA LA DENOMINAZIONE SENZA ESSERE ISCRITTO ALL’ALBO

FINTI ARTIGIANI, DAL 7 APRILE STOP AI FURBETTI. MULTE SALATE PER CHI USA LA DENOMINAZIONE SENZA ESSERE ISCRITTO ALL’ALBO

Boschetto: “Dopo anni di ambiguità, si chiude la stagione dei ‘furbetti’ e si apre una nuova fase di trasparenza e correttezza del mercato”.

 

Stop ai furbetti dell’artigianato: dal 7 aprile 2026 cambia una regola fondamentale del mercato: le denominazioni “artigianato” e “artigianale” non potranno più essere utilizzate in modo improprio. Entra infatti in vigore la Legge annuale per le PMI che riserva l’uso di questi termini esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane.

Una svolta attesa da anni e sostenuta con determinazione da Confartigianato, che impone multe salate a chi viola la norma: sanzioni fino all’1% del fatturato, con un minimo di 25.000 euro.

Per Confartigianato Imprese Veneto si tratta di un passaggio strategico non solo sul piano della concorrenza, ma anche nella lotta al fenomeno del falso Made in Italy, che continua a sottrarre valore all’economia reale.

Solo sul fronte delle produzioni alimentari a livello nazionale il falso Made in Italy agroalimentare genera un giro d'affari stimato tra i 63 e i 120 miliardi di euro all'anno. In Veneto, una delle regioni con la maggiore produzione di eccellenze, sono registrate al 31 Dicembre 2025, 6.228 imprese artigiane, un comparto  è direttamente colpito da questa concorrenza sleale. Nella moda (5.965 imprese artigiane iscritte), in soli due anni il numero dei sequestri per contraffazione in Veneto è triplicato, nel  comparto abbigliamento addirittura quintuplicato. In ambito artistico in Veneto operano poco meno di 2300 imprese. Nonostante un decennio difficile che ha visto la chiusura di circa 128.000 aziende, l’artigianato italiano ha chiuso il 2025 all’insegna della resistenza: con 1,23 milioni di imprese attive il settore mostra una stabilità che incoraggia, segnata da un saldo positivo tra aperture e chiusure di 187 unità. L'artigianato veneto ha mostrato una tenuta strutturale nel 2025, con segnali di crescita in alcune province come Verona (+77 imprese) e un saldo positivo nel trimestre luglio-settembre 2025 (+146 imprese).

“La norma segna un punto di svolta – sottolinea Roberto Boschetto presidente di Confartigianato Imprese Veneto – perché introduce finalmente un presidio giuridico contro pratiche ingannevoli che hanno alimentato per anni una concorrenza sleale. Difendere il termine ‘artigianale’ significa difendere un modello produttivo fatto di competenze, qualità e legame con il territorio”.

Nel solo Veneto operano oltre 120.000 imprese artigiane, che rappresentano una componente essenziale del sistema economico regionale e contribuiscono in modo significativo all’export di qualità. La possibilità di distinguere in modo netto ciò che è autenticamente artigiano da ciò che non lo è rafforza la credibilità dell’intero sistema.

“È una tutela per i consumatori – conclude Confartigianato Imprese Veneto – che da oggi avranno una garanzia in più sulla veridicità di ciò che acquistano, ma è anche un riconoscimento concreto del valore delle nostre imprese. Dopo anni di ambiguità, si chiude la stagione dei ‘furbetti’ e si apre una nuova fase di trasparenza e correttezza del mercato”.