FILIERA DEL LEGNO IN SOFFERENZA: IN VENETO PREZZI DEL LEGNAME A +35%
CONFARTIGIANATO: “SERVE UN PATTO REGIONALE PER IL LEGNO VENETO”
Ad Asiago il confronto promosso da Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Vicenza tra imprese, esperti e istituzioni: segherie e prima lavorazione strette tra rincaro dei tronchi, domanda stagnante e dipendenza dall’estero.
Il prezzo dell’abete rosso “in piedi” è triplicato nel giro di tre anni, passando dai 40 euro al metro cubo del 2021 ai 120 euro del primo trimestre 2026. E mentre il costo delle materie prime da costruzione è aumentato fino al 35% negli ultimi 6 mesi, le segherie e le imprese della prima lavorazione del legno sono oggi l’anello più fragile della filiera: schiacciate tra l’aumento del costo dei tronchi e prezzi dei segati che non crescono in modo proporzionale.
È il quadro emerso nel convegno “Dal Bosco al Prodotto Finito”, promosso ad Asiago da Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Vicenza, un momento di confronto che ha riunito imprese, tecnici, studiosi e rappresentanti istituzionali per affrontare il tema della crisi della filiera del legno e delle prospettive del mercato.
In Veneto la filiera artigiana del legno conta 8.872 imprese e 20.856 addetti, distribuiti tra arredo, segherie, serramenti, edilizia e tappezzeria. Un comparto strategico per l’economia regionale, che oggi si trova però ad affrontare una fase di forte instabilità, aggravata dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalle prospettive negative legate anche al conflitto in Iran.
Una crisi resa ancora più grave dalla progressiva scomparsa delle segherie venete, oggi sempre meno attrattive per le nuove generazioni e frenate dalle difficoltà del passaggio generazionale. In tutto il Veneto le imprese boschive e le segherie artigiane sono appena 385, con meno di mille addetti complessivi. Un numero insufficiente per sostenere una vera filiera corta regionale del legno.
«Dopo la grande disponibilità di legname derivante dalla tempesta Vaia e dall’attacco del Bostrico – ha spiegato Maurizio Cattai, presidente della Federazione Legno di Confartigianato Imprese Veneto – quel patrimonio non è stato capitalizzato sul territorio. Troppo legno è uscito grezzo, troppo valore aggiunto è finito all’estero. Oggi le nostre imprese si trovano a importare semilavorati da Austria, Germania e Slovenia a prezzi stellari».
Secondo Cattai, il Veneto si trova davanti a una contraddizione evidente: «Abbiamo una risorsa enorme, perché oltre un terzo del territorio regionale è boscato, ma tagli e utilizzazioni rimangono inferiori al potenziale sostenibile. Serve una vera governance della filiera, che colleghi proprietari forestali, imprese boschive, segherie e trasformatori».
Da qui la proposta lanciata da Confartigianato: un “Patto Legno Veneto” per costruire una filiera corta regionale, aumentando la quota di approvvigionamento locale attraverso contratti di filiera, incentivi alla viabilità forestale, sostegno alle segherie e premialità nei bandi pubblici per l’utilizzo di legno veneto certificato.
«Il nostro – ha aggiunto Cattai – non vuole essere un semplice grido d’aiuto, ma la richiesta di mettere finalmente questa filiera al centro dell’agenda politica regionale».
A preoccupare maggiormente è la situazione delle imprese della prima lavorazione. «Le segherie sono il settore che soffre di più – ha spiegato Davide Pettenella, professore di Economia e politica forestale dell’Università di Padova – perché il prezzo del legname lavorato oggi è molto più basso rispetto agli anni precedenti e le aspettative di mercato restano negative a causa della stagnazione economica. Paradossalmente, i proprietari forestali vivono una fase favorevole, mentre chi trasforma il legno è in forte difficoltà».
Secondo Pettenella, la nuova strategia nazionale sulla casa può però rappresentare una grande opportunità: «Il legno da costruzione può diventare il modo intelligente per valorizzare le nostre risorse forestali. Inoltre, utilizzando legname di qualità, gli scarti della lavorazione possono alimentare la produzione di biomassa a fini energetici. Entro il 2050 i consumi di biomasse legnose sono destinati a raddoppiare».
Il problema strutturale del Veneto resta però la frammentazione della proprietà forestale. Oggi il patrimonio boschivo regionale copre circa il 23% del territorio, pari a 420 mila ettari, ma è suddiviso in una moltitudine di piccoli appezzamenti spesso difficili da gestire.
«Serve una governance moderna della filiera forestale – ha sottolineato Alessandra Stefani, presidente del Cluster nazionale Italia Foresta Legno – ma anche i piccoli proprietari possono fare rete, unendo gli ettari disponibili e creando basi comuni di vendita. Solo così possiamo aumentare l’offerta locale di materia prima ed evitare che il legno venga acquistato all’estero».
Nel corso del confronto è stato evidenziato anche il rischio legato alla crescente dipendenza dalle importazioni, mentre la domanda finale di legname resta debole e il mercato continua a mostrare segnali di stagnazione.
«In momenti di grande turbolenza geopolitica come quello attuale – ha dichiarato Paola Zanotto, presidente provinciale del Sistema Legno-Arredo di Confartigianato Imprese Vicenza – è necessario che politica locale, regionale e nazionale lavorino insieme per affrontare criticità radicate da anni. Quello che abbiamo ascoltato oggi è il grido di dolore delle nostre imprese, strette tra burocrazia e un business non più sostenibile perché i margini sono praticamente azzerati. Ora viviamo la concorrenza straniera anche nelle prime fasi della filiera e paghiamo la frammentazione fondiaria del nostro territorio che rende impossibile l’organizzazione di interventi efficienti nelle proprietà private, le filiere sono poco sviluppate e ci sono vincoli ai tagli importanti: è assolutamente vitale per noi che le istituzioni ci aiutino a sviluppare la filiera locale guidando anche i più piccoli nella gestione e valorizzazione della filiera a km zero».
Confartigianato Imprese Veneto ha quindi chiesto la convocazione di un Tavolo regionale permanente della filiera legno, con monitoraggio trimestrale dei prezzi, mappatura dei fabbisogni delle PMI e strumenti operativi per rafforzare la filiera corta.